La protesta dei residenti a Palese Nel 2015 la Soprintendenza per i Beni archeologici di Bari ha comunicato al Comune che tutte le attività di scavo eseguite nell'area si erano esaurite e che si può costruire BARI È bene rammentarlo prima di raccontare quanto accaduto ieri mattina sul posto, quando gli operai della ditta incaricata alla realizzazione di un complesso edilizio di una decine di villette, si sono trovati davanti tanti residenti di Palese contrari all'inizio delle lavorazioni. Sul luogo, diverso tempo fa e a seguito di una serie di studi e analisi, sono stati ritrovati importanti reperti archeologici risalenti presumibilmente a ottomila anni fa. La nascita del comitato Ed è da qui che nasce la battaglia di quello che poi si è costituito in un vero e proprio comitato. «Si sta cancellando la storia, non solo di Palese ma della nostra Europa, perché le popolazioni dell'antica Illiria che approdarono qui almeno 10 mila anni fa, poco alla volta arrivarono fino al Nord Europa. Ma questo non è bastato a fermare le ruspe». È amareggiato, l'architetto Eugenio Lombardi, portavoce delle istanze del gruppo dei contrari al cantiere. «Non sono serviti quattro anni di durissimo impegno civico» per l'architetto, che si dichiara «deluso dalle incapacità della politica di intervenire e mettere un freno a questa incomprensibile voglia di distruggere i valori del territorio». Una sorta di vandalizzazione, per il comitato, di un sito d'interesse archeologico. Ma è ancora la Soprintendenza a chiarire questo punto: il nulla osta all'edificazione poteva essere rilasciato perché le attività messe in opera dalla stessa (unitamente all'Università di Bari) hanno previsto l'esplorazione stratigrafica integrale del deposito archeologico. In altri termini, gli scavi sono arrivati fino alla roccia di base, il terreno è stato sfogliato, ed è improbabile che le ruspe vadano a intaccare qualcosa di rilevante. Ma sono le stesse note inviate al Comune a precisare che, qualora dovessero emergere elementi archeologicamente rilevanti, i lavori dovranno essere sospesi e ne dovrà essere data immediata segnalazione. Anche sui riferimenti all'antica Illiria la Soprintendenza che sul luogo ritiene di aver esaurito ogni esigenza di tutela - ha da ridire: gli Illiri in quell'epoca non c'erano. Si tratterebbe, invece, di reperti risalenti a comunità neolitiche che, stanziate in Puglia in un arco di tempo molto lungo (da ottomila anni fa e per oltre 2500 anni), si sono avvicendati in questi territori. Insomma, il messaggio è chiaro: il merito dei tanti risultati raggiunti, dei reperti ritrovati (alcuni sono stati esposti a Bari vecchia nell'allestimento dal titolo "Restauri in mostra") è della Soprintendenza. La protesta continua Ma questo non basta a rasserenare i componenti del comitato, che si scagliano contro l'amministrazione comunale, rea di non aver aperto un tavolo di confronto e di aver rilasciato il permesso a costruire. «Si devono vergognare», prosegue Lombardi. «Abbiamo sempre portato avanti una politica che si basa sulla tutela del territorio e costruita dal basso», replica l'assessore comunale all'Urbanistica, Carla Tedesco, che si rimette alle decisioni degli esperti in archeologia della Soprintendenza. «La competenza, sia dal punto di vista dei saperi che da quello del potere decisionale è loro e l'amministrazione comunale ha potere meramente tecnico». E la questione, ben lontana dallo spegnersi, approda anche sulle scrivanie del Movimento 5 stelle barese. Ieri mattina, sul posto, anche il senatore Lello Ciampolillo: «Siamo qui per capire se e come si possa fermare questa costruzione. Ho interessato il ministro per il Sud, Barbara Lezzi. Le ho chiesto di sentirsi con il ministro dei Beni culturali. Qui si cancella la storia in nome del profitto».