II dibattito aperto da Zaccheo: i sindaci di An avanzano proposte al governo per la prossima finanziaria. L'abusivismo si abbatte con la politica. Gli interventi dei Comuni possono essere resi più incisivi da una strategia nazionale ROMA. Voltare pagina rispetto alla politica dei condoni e procedere per «bonifiche» che restituiscano dignità al territorio. Vincenzo Zaccheo ha lanciato la sua proposta al governo da queste pagine, sottolineando la necessità di una direzione centrale a quello che molti Comuni stanno già facendo. L'idea è condivisa anche da altri sindaci di destra, a loro volta impegnati sul fronte della riqualificazione. Come il primo cittadino di Latina, anche questi amministratori ritengono che An abbia la responsabilità di segnare l'inversione di tendenza all'interno dell'esecutivo e di avviare quel «recupero strategico del territorio», che secondo Zaccheo si realizza attraverso un quadro di riferimenti normativi, procedure istituzionali e risorse economiche (da inserire anche nella prossima finanziaria), che «pongano nuove regole necessarie alla ricostruzione». «Non si tratta semplicemente di aumentare gli stanziamenti in Finanziaria - spiega Giancarlo Gabbianelli, primo cittadino di Viterbo - ma di intervenire con stanziamenti mirati, qualificarne e vincolarne la destinazione in modo che gli enti locali non li usino per concertoni gratuiti che hanno il solo scopo di fare pubblicità». Gabbianelli pensa a misure che sostengano processi virtuosi delle amministrazioni e porta come esempio il Prust (piano di riqualificazione urbana sul territorio) di Viterbo. Il progetto riguarda il restauro del centro storico e coinvolge anche i privati, che partecipano con risorse proprie. È stato accolto dal ministero dei Lavori pubblici, ma l'inadeguatezza della legislazione lo tiene ancora bloccato. A falle normative si deve anche il mancato raddoppio della ferrovia che collega la Capitale al capoluogo della Tuscia, pianificato con i fondi per il Giubileo e saltato perché quei soldi sono stati fagocitati dal Campidoglio. «Creare una rete ferroviaria più efficiente e veloce - sottolinea Gabbianelli - significa anche permettere alle persone di scegliere un modello di vita diverso. Tra noi e Roma, con il nuovo binario, ci sarebbero solo 50 minuti, meno di quanto ci vuole per spostarsi da un quartiere all'altro della Capitale. Riportare le metropoli a dimensione umana - aggiunge - significa anche dare la possibilità, a chi vuole, di vivere altrove, in centri vicini che offrono un ambiente, ritmi e prospettive familiari diversi. Valori in cui An crede e che può portare al governo anche attraverso una nuova idea di pianificazione del territorio». D'accordo sulla necessità di un'azione di governo è anche Adriana Poli Bortone, per la quale la linea guida degli interventi deve essere quella dell'identità. Se esiste questa anche alcuni illeciti possono essere recuperati in modo virtuoso, come dimostra il caso di Lecce. «La nostra fascia costiera - racconta il sindaco - è stata devastata da un abusivismo pericoloso, non solo in termini ambientali ma anche di sicurezza per via di fondamenta inesistenti e stradine strettissime. Noi siamo intervenuti con l'istituzione di un parco naturale e la zona sta rinascendo, ma in questo percorso abbiamo scelto di non fare tabula rasa e di cercare un punto di incontro con i cittadini che avevano case non a regola. Dove le condizioni lo permettevano, abbiamo cercato di permettere loro di salvare le abitazioni, a patto che si impegnassero a mantenere tipologie che non turbano il patrimonio ambientale, a realizzare, per esempio, i muretti a secco che sono tipici della zona. Se per interventi del genere ci fosse una strategia centrale e concertata con gli enti locali, certo, non sarebbe male». Anche per Poli Bortone An può «avere un ruolo primario in questa direzione, perché - spiega - il valore dell'identità appartiene al nostro bagaglio culturale». L'altro fattore che fa della destra la forza più idonea a cambiare l'ottica della pianificazione territoriale è il senso della legalità. A sottolinearlo è Riccardo De Corato, vicesindaco di Milano e senatore. «Capisco che in determinati momenti - dice - i condoni siano necessari a fare cassa. Io stesso da parlamentare mi sono trovato a doverli votare, ma ritengo che la nostra delegazione di governo li abbia più subiti che condivisi nella loro totalità. Penso che per senso di responsabilità nei confronti del Paese e per necessità di dare risposte a una situazione economica difficile i condoni siano comprensibili, ma non possono diventare un metodo. Io sono d'accordo con Zaccheo sul fatto che siano una brutta abitudine e penso che una forza di destra non possa accettare l'idea di abituare i cittadini a violare la legge».