Secondo il Presidente dell'Istituto nazionale di archeologia, «cedimenti come quello della chiesa dei Falegnami così non accadono all'improvviso: prima ci sono dei segnali» È stupito Adriano La Regina del crollo della chiesa dei Falegnami, ma non troppo. Troppa mancanza di attenzione e di risorse per i beni culturali, avverte il presidente dell'Istituto nazionale di archeologia e storia dell'arte e soprintendente alle antichità di Roma dal 1976 al 2004. Sono capitati episodi simili in passato? «Mai sentito nulla del genere. È un crollo del tutto sorprendente». Che cosa le fa pensare un episodio di queste proporzioni proprio nel cuore della Roma antica? «È un segnale per il patrimonio storico e artistico in generale. Lascia capire che c'è carenza di manutenzione. Non ci sono crolli se l'edificio è curato come si deve. Devono esserci state disattenzioni, mancanze nella manutenzione». Da parte di chi? «Fino al 2004 quando ero Soprintendente, la chiesa non era sotto la tutela della Soprintendenza Archeologica. Ora dopo la confusa riforma dell'ex ministro Franceschini, però, non si capisce nemmeno più chi si occupi di che cosa». Crede che sia un problema diffuso? «Si comincia purtroppo ad avvertire la carenza di manutenzione in molti monumenti antichi. Mi riferisco a grandi opere in marmo come la colonna di Marco Aurelio o l'arco di Settimio Severo e l'arco di Costantino. In particolare ogni volta che passo nella zona di piazza Colonna mi sembra sempre più evidente l'azione dello smog sulla colonna di Marco Aurelio». Che effetti può avere? «È chiaro che lo smog non provoca crolli ma si accumula ed è pericolosissimo: attua dei processi di trasformazione chimica che fanno sì che il marmo diventi gesso e che la scultura scolpita si dilavi attenuando i suoi caratteri. In una corretta gestione e manutenzione di grandi e importanti monumenti come questi si tratta di fenomeni che non dovrebbero assolutamente accadere». C'è un problema di mancanza di attenzione nei confronti dei principali monumenti italiani? A ridare colore e salute ai marmi del Colosseo è stato il contestatissimo intervento realizzato da un privato. «La manutenzione è molto sottovalutata mentre negli ultimi anni si è data importanza soprattutto alla valorizzazione. C'è un po' di controsenso nello spingere tutto sul tasto dei consumi e della fruizione senza preoccuparsi di come i monumenti vengono gestiti e protetti». Se lei fosse ancora Soprintendente che cosa farebbe? «Ora le soprintendenze fanno quello che possono con le poche risorse a disposizione. Quando Matteo Renzi ricopriva il ruolo di presidente del Consiglio voleva abolirle forse anche per levarsi di torno i rompiscatole che non danno i permessi e non consentono abusi. Si è fatta una campagna che ha di fatto esautorato e svilito lo Stato in questo ambito non dandogli la possibilità di svolgere il ruolo di protezione previsto dalla Costituzione. Come ci si può stupire dunque se poi i risultati sono questi? Se mi fossi dovuto occupare della chiesa avrei fatto le ricognizioni come facevo con i monumenti di mia competenza. Ma allora c'erano leggi che permettevano di tutelare i beni difendendoli e recuperandoli in caso di degrado». Insomma crollano i ponti e i tetti delle chiese in Italia ma la causa resta la stessa. «È proprio così. Il tetto non crolla all'improvviso. Ci sono dei segnali dell'ammaloramento in corso, la manutenzione dovrebbe essere un investimento invece è considerata un costo, un peso inutile. Che stupidaggine!».