Un boato, un rumore assordante e poi una nuvola di polvere durata alcuni minuti e il tetto della chiesa di San Giuseppe dei Falegnami è sparito. Intorno il panico, il timore che nel sottostante Carcere Mamertino alcuni turisti presenti fossero stati colpiti dalle macerie. Non c'é stato alcun ferito, ma solo perché era un normale giorno della settimana se fosse stato un sabato o una domenica di settembre coppie di sposi e i loro invitati sarebbero stati travolti da quel tetto ligneo costruito nel Seicento. La Chiesa di San Giuseppe dei Falegnami è infatti prediletta da molte coppie di romani che vogliono suggellare la loro unione per la posizione unica al mondo: davanti il Palazzo Senatorio del Campidoglio, da un lato i Fori Romani, sotto il Carcere Mamertino e dall'altro lato via dei Fori Imperiali. I primi ad accorgersi del crollo sono stati i vigili urbani in servizio sul Colle Capitolino. Ed ha anche la sindaca di Roma Virginia Raggi, il suo celebre balcone è proprio di fronte: anche lei ha sentito il rumore e si è sincerata che non ci fossero vittime. Sono stati proprio i vigili urbani a fare uscire i turisti dal carcere Mamertino: urlando, spaventati. Sempre loro a suonare alla porta di monsignor Daniele Libanori che stava riposando nella sua abitazione proprio accanto alla chiesa. «Quando mi hanno suonato - ha raccontato il rettore della chiesa - avevo appena udito un boato, e sentivo urlare intorno a me persone. Non so se è un miracolo, ma di sicuro poteva essere una strage». E ne sono ben consapevoli i futuri sposi che avrebbero celebrato la cerimonia domenica prossima con 150 invitati. «Ci è crollato il mondo addosso - raccontano Roberto Apostolico e Sara Minasi - uno si sposa una volta nella vita. Inizialmente abbiamo pensato che sfortuna...poi riflettendo sul fatto che sarebbe potuto accadere anche domenica, quando dovevamo sposarci noi, forse qualcuno ci ha protetto da una strage». Si sposeranno come le altre coppie nella vicina chiesa di San Marco, nei pressi di piazza Venezia. Le tegole, le travi in legno e il soffitto a cassettoni, anch'esso in legno sono caduti al centro della piccola chiesa, hanno risparmiato l'altare e le tele alle pareti, la più preziosa una del 1650 di Carlo Maratta, poi hanno attraversato la Cappella del Crocifisso, che come un cuscinetto, ha impedito che i danni si estendessero anche al Carcere Mamertino di epoca romana. Intatta anche la canonica. I vigili del fuoco lavoreranno tutta la notte per mettere in sicurezza il sito e consentire il trasporto delle opere d'arte nei locali di San Giovanni in Laterano nel Vicariato, proprietario anche della Chiesa di San Giuseppe dei Falegnami. Ora si cercano le cause del crollo: «nessuna avvisaglia, nessuna perdita di materiale prima», dicono il Vicariato e le varie sovrintendenze. I controlli compiuti dopo il terremoto di Amatrice non avevano coinvolto la chiesa di San Giuseppe dei Falegnami perché non aveva dato nessun tipo di problema, era stato solo fatto il rifacimento della facciata. Il sovrintendente Francesco Prosperetti è certo che a determinare il crollo sia stata «la rottura di un tirante» che reggeva una delle travi del tetto. L'ha definita «una strana assonanza» alla tragedia del ponte Morandi, praticamente un cedimento strutturale. Nessuno però ipotizza cosa lo abbia provocato: se si è trattato delle ripetute scosse di terremoto avvenute negli ultimi tempi, dei vicini lavori della metro C su via dei Fori Imperiali o di infiltrazioni d'acqua. Tutti dicono «è troppo presto» per stabilirlo. Il compito di accertare come sono andate le cose spetterà alla Procura di Roma che ha aprirà un' inchiesta. Di sicuro ci vorrà almeno un milione di euro per riportare San Giuseppe dei Falegnami a prima del crollo. Ma ora il vero problema è la corsa contro il tempo, quello meteorologico: nel fine settimana è prevista pioggia e si stanno studiando coperture, tra le ipotesi teloni con tubi Innocenti.
Il Messaggero
30 Agosto 2018
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Roma, crolla il tetto della chiesa di S. Giuseppe dei Falegnami
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