La scommessa di Vergine Maria Non costruire niente, e utilizzare al meglio gli spazi già esistenti: sembrerebbe l'uovo di Colombo. Eppure in Sicilia questa è stata sempre un'idea totalmente peregrina, e per tanto tempo la parola d'ordine è sempre stata invece cemento, cemento e poi ancora altro cemento. Non possiamo certo già cantare vittoria, gli speculatori sono sempre all'erta, ci sono però vari segnali che indicano come a poco a poco si faccia strada l'opinione che questi sprechi non possiamo più permetterceli. Perché non abbiamo alcun diritto di continuare a deturpare ciò che natura e storia ci hanno regalato e per semplici motivi di spazio: la nostra è una terra densamente abitata, siamo ben cinque milioni a condividere una superficie equivalente a quella dello Stato americano del Vermont (dove però abitano appena mezzo milione di persone). A Palermo non è tanto raro che, perla stessa famiglia, esistano, abreve distanzal'uno dall'altro, un appartamento in via Libertà, un villino a Mondello e un palazzotto in rovina nel centro storico. Nell'ottica del recupero di ciò che già esiste, ben venga quindi la notizia di un prossimo restauro della tonnara di Vergine Maria. Molti palermitani avvezzi da tempo ad assistere senza quasi batter ciglio al degrado, se non proprio al disfacimento totale del patrimonio culturale che li circonda, quello splendido edificio, per tanto tempo deserto e abbandonato, quasi non lo guardano. C'è ora un progetto di recupero che prevede che la tonnara divenga un piccolo esclusivo albergo a cinque stelle, che verrebbe affidato in gestione allo stesso consorzio del Khalesa di Palermo. Non mancano altri esempi di recuperi: la tonnara dell'Orsa, vicino Cinisi, è stata ottimamente restaurata, anche se adesso, con infissi e intonaci in rovina, ha bisogno di urgenti interventi di manutenzione. La cautela nel nostro ottimismo però è d'obbligo, ricordando la triste fine della tonnara di Bonagia, che avremmo preferito veder morire di morte naturale, piuttosto che constatarne attoniti la radicale, violenta trasformazione. E non si capisce come si sia mai potuto consentire che un luogo così perfetto nella sua essenziale funzionalità, potesse impunemente venire snaturato e sventrato a seguito della sua riconversione in residence e albergo. Questo tipo di riconversione di persone non è necessariamente negativa, e Spagna e Portogallo sono pieni di paradores e pousadas, trasformazioni quasi sempre ottime di edifici storici in splendidi alberghi di lusso. Il problema è che anche architetti di chi ara fama talvolta risultano essere sprovvisti dei suddetti solidi principi, e che comunque c'è sempre troppa gente in cerca non di solidi principi, ma di solidi denari. Sebastiano Tusa, da due anni alla direzione della neonata Sovrintendenza regionale del mare, ha anche presentato, in accordo con la Fondazione Palazzo intelligente, un progetto che consenta con fondi europei di riqualificare la borgata di Vergine Maria ristabilendone il secolare rapporto con il mare. Un rapporto che è purtroppo venuto a mancare dopo la guerra con la creazione di una deturpante discarica abusiva e del moletto che ha provocato l'interramento delle frizzane (o tarzanale) cioè dei magazzini dove venivano tenuti i barconi e dove un tempo entrava l'acqua marina. Come ci hanno insegnato gli anni dell'amministrazione Orlando, la filosofia della riconversione può essere felicemente applicata anche in luoghi in apparenza condannati in modo irreversibile. Certamente il più illuminante di questi esempi è lo Spasimo, che ricordo di aver visto pieno delle immondizie più varie e impensate quel giorno in cui, più o meno trent'anni fa, ebbi l'enorme sorpresa di capitare lì dentro per caso. A Palermo sbocciò così la Primavera che ha portato con sé una continua riscoperta di spazi teatrali, di bellezze nascoste, di giardini segreti, un trend che per fortuna non si è esaurito. E l'intera Sicilia, da questo punto di vista, è una miniera senza fondo: come i conigli dalle scatole di un prestigiatore, nuove meraviglie continuano a uscire fuori dai posti più improbabili. La speranza è, appunto, che non vinca il modello Bonagia e che queste meraviglie non escano devastate dai restauri.