Brandelli d'Italia? Sonno delle istituzioni? È probabile che in molti casi sia così, ma per quello che riguarda la mostra di Chen Zhen in corso al Pac di Milano (della quale ha parlato Angela Vettese nell'articolo del 16 marzo "Quando il sonno dell'istituzione produce mostre", ndr.) devo per onestà mettere in evidenza i fatti e i meriti di coloro che l'hanno resa possibile. Innanzitutto non sono stato io a proporre la mostra di Chen Zhen a Jean Hubert Martin, ma è stata una sua scelta; Alain-Julien Laferrière, direttore del CCC Centre de Création Contemporaine , di Tours gli aveva suggerito il mio nome per aiutarlo a realizzare nel migliore dei modi questo progetto per il Pac di Milano. Forse la scelta è caduta su di me perché la Gallerìa Continua ha collaborato alle mostre di Chen Zhen alla Serpentine Gallery di Londra, al Museo d'Arte Contemporanea di Atene, all'Ica di Boston, al PS1 di New York. Io ritengo che saper lavorare significa anche saper delegare, e la responsabilità per il risultato del lavoro è comunque di chi delega. Jean Hubert Martin mi ha sì chiesto in un nostro incontro svoltosi nel novembre scorso a Torino di fargli una proposta per la mostra di Chen Zhen, ma poi ne abbiamo successivamente discusso con attenzione in un ulteriore incontro a Milano; egli ha inoltre incontrato a Parigi Xu Min, la moglie di Chen Zhen, per confrontarsi anche con lei. Aver proposto alla città di Milano un artista dell'importanza di Chen Zhen e aver creato le condizioni per rendere possibile questa mostra è un grande merito che va interamente attribuito a Jean Hubert Martin. Il successo della mostra di Chen Zhen a Milano è quindi il frutto di un impegno tra tutte le parti: il curatore Jean Hubert Martin, l'organizzazione del Pac e la sua direttrice Lucia Matino, Xu Min, lo staff della Galleria Continua e tutti i collezionisti che hanno prestato le opere. Grazie a questa sinergia tra organismo pubblico e privato è stato possibile realizzare m breve tempo una mostra di qualità. In questo caso ci basta! Caro Lorenzo Fiaschi, Ti ringrazio della precisazione, che non cambia la sostanza del mio intervento e mi consente di ritornare su un argomento spinoso. Il caso dei musei d'arte contemporanea a Milano è paradigmatico, ma non unico e anzi esemplare. Ci si affanna a far nascere un Museo del Presente alla Bovisa recuperando un pezzo di archeologia industriale. Ma davvero Milano può sopportare un museo periferico? La città è radiale e centripeta, come dimostra impietosamente ogni mappa, compresa quella dei mezzi pubblici. La soluzione avrebbe potuto essere valorizzare il Padiglione d'Arte Contemporanea, splendida architettura di Gardella accanto a Villa Reale, con un parco antistante che consentirebbe esposizioni d'arte ambientale. Poi c'è la Fabbrica del Vapore, con una rara piazza chiusa e una basilica che fa invidia all'Hamburgerbahnhof di Berlino; ma malgrado gli squilli mediatici con cui è stato annunciato il suo restauro segna il passo. E come dimenticare la Triennale, esemplare struttura di Muzio con parco e teatro annessi, lasciata deperire sia in termini fisici sia riguardo alta programmazione? È vero che per statuto è dedicata non all'arte visiva ma all'architettura, ma questo limite è stato varcato nei fatti da così tante esposizioni che non si sa perché permanga sulla carta. Queste e altre istituzioni non funzionano essenzialmente per due motivi: primo il denaro, che è sempre troppo poco. Come pensare che un'ulteriore e costosa struttura rappresenti una soluzione? Secondo punto è la gestione culturale: al Pac da anni lavora uno staff motivato, zelante e resistente a bombe e frustrazioni, ma probabilmente il superconsulente Martin vi si dimostrerebbe più attento se, come a Parigi e a Dusseldorf, fosse inquadrato come direttore artistico in senso pieno. Quanto al resto d'Italia, che abbia pochi musei d'arte contemporanea è una fola. Semmai ne ha troppi e troppo poveri o diretti in maniera incerta, così che vince sovente la logica della donazione o della mostra "pacchetto", prepagata da enti privati e culturalmente discutibile. E che il pubblico sia poco è inevitabile: il Mart di Rovereto è nato accanto al Palazzo delle Albere, alla Galleria Civica di Trento e al Museion di Bolzano. A Napoli nasce un museo in zona Porto mentre il Castel Sant'Elmo è ancora in rodaggio; a Torino c'è una Galleria Civica e una serie di Fondazioni private che rivaleggiano con il vicino Castello di Rivoli; nella sola Toscana lottano il Centro Pecci di Prato (auguri al neodirettore Daniel Soutif, che in questi giorni presenta il suo programma), il Palazzo delle Papesse, il Palazzo Fabroni di Pistoia e così vìa. Da Aosta a Bergamo a Pesaro abbiamo fior di palazzi e decine di fondazioni. Sarà bellissimo vedere Roma segnata dal MaXXI di Zaha Hadid, ma nella capitale già lavorano con qualche difficoltà la Galleria Nazionale, il Macro e il Palazzo delle Esposizioni. Non c'è alcuna necessità di musei nuovi e non abbiamo bisogno, soprattutto, che operazioni di facciata creino contenitori o ingaggino grandi nomi della critica senza saperli motivare. Perché ciò accada occorre che l'opinione pubblica si svegli: è benvenuto e meritoria, quindi, l'associazione di collezionisti Acacia, appena nata a Milano e presieduta da Gemma Testa: purché non cerchi il Museo con la maiuscola, ma sappia esercitare un controllo su chi non sa governare quelli che abbiamo già.
Arte contemporanea, musei senza progetto. Lettere
Il testo discute la mostra di Chen Zhen al Pac di Milano, curata da Jean Hubert Martin. Il curatore afferma che la responsabilità per il risultato del lavoro è comunque di chi delega e che il successo della mostra è il frutto di una sinergia tra tutte le parti. Il testo anche affronta il tema dei musei d'arte contemporanea a Milano, criticando la gestione culturale e il denaro come motivi principali per il loro fallimento. Il curatore sostiene che il pubblico sia poco e che i musei siano spesso caratterizzati da donazioni o mostre "pacchetto" private. Infine, il testo esorta l'opinione pubblica a controllare e governare i musei esistenti piuttosto che creare nuovi contenitori.
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