"Da decenni disastri d'ogni sorta devastano quello che fu il Bel Paese, innescando una liturgia sempre uguale". E' quanto ha scritto l'archeologo e storico dell'arte Salvatore Settis ieri sul Fatto Quotidiano in un dossier dal titolo 'Impariamo da Genova a salvaguardare l'Italia'. Sono stati 1947 i morti causati dai dissesti dal 1966 al 2015 2.534 i feriti e 412.087 gli sfollati e senza tetto secondo i dati Cnr- Irpi, citati a pagina 7 del quotidiano. "Via via che tali sciagure accadono - scrive il Professore in una riflessione sulla tragedia del ponte Morandi che ha fatto 43 morti, oltre ai feriti e agli sfollati -, ne parliamo una alla volta, come se ciascuna fosse un evento isolato dovuto ai capricci di un fato crudele". L'Italia, fa notare, è il "Paese più fragile d'Europa, con 620.808 aree franose che coprono il 7,9 del territorio nazionale" pari a 23.700 kmq. "Il 16,6 del territorio (50.000 kmq) è a rischio idrogeologico" secondo quanto denunciato dai dati Ispra. "Per non parlare del rischio sismico (44 del territorio). 550.000 edifici sono in aree a pericolosità molto elevata (tra essi, 38.000 beni culturali). Questo è il contesto in cui vanno letti altri fatti: le grandi opere talvolta (non sempre) inutili, l'enorme numero di edifici pubblici e privati in rovina, le opere pubbliche spesso lasciate a metà, come denuncia un bel libro recente (Incompiuto. La nascita di uno stile, Alterazioni Video- Fosbury Architecture). I ponti costruiti sopra le case, i viadotti che crollano, i guard-rail di carta, treni e binari con scarsa manutenzione sono aspetti di uno stesso problema di fondo". "A fronte di questa tragedia nazionale, da decenni non si fa che tagliare gli investimenti, ridurre personale e manutenzione, chiudere gli occhi per non vedere - aggiunge -. Manca perfino una carta geologica d'Italia, e usiamo ancora quella di Quintino Sella al 100.000 (1862), mentre la nuova carta al 50.000 è stata affossata dai nostri governi dopo aver coperto il 40 del territorio". "Gli investimenti per la messa in sicurezza del territorio sono stati ridotti del 50, e continua il dissennato consumo di suolo, che il rapporto Ispra dello scorso luglio valuta in 23.062 kmq a fine 2017 (il 7,75 del territorio, a fronte del 2,9 della media europea). 15 ettari al giorno consumati nel 2017, 'due mq. di suolo persi irrevocabilmente ogni secondo'". "Di fronte al martirio di Genova è giusto chiedersi di chi è la colpa. Ma gli accertamenti tecnici comportano tempi lunghissimi; e intanto c'è chi fa leva sull'accaduto per rilanciare non solo la Gronda (nulla assicura che avrebbe evitato il disastro), ma ogni possibile opera pubblica, Tav o altro, a prescindere. E la singolar tenzone fra governo e concessionario assorbe tutta la nostra attenzione" sottolinea Settis. "Come se tutto il resto, in questo dissestato Paese, stesse andando a gonfie vele. Come se tutto si potesse risolvere riportando le autostrade in capo allo Stato (dicono alcuni), o lasciandole ai concessionari (dicono altri). Ma questo scontro frontale distrae da quello che è il cuore del problema". "Quando vi siano responsabilità penali, le accerti pure la magistratura coi suoi tempi non certo brevi. Ma la responsabilità morale è di tutti: un Paese che non cura la propria fragilità è votato al suicidio". Il "problema più grande" è che "i servizi pubblici in Italia, che siano in regime pubblico o privato, non vengono curati come e quanto si dovrebbe. Tagli lineari (cioè alla cieca) hanno diminuito oltre il tollerabile la manutenzione e le riparazioni necessarie; ma ci abbiamo fatto il callo"."Se questo è davvero il 'governo del cambiamento' - si appella il Professore, chiedendo quali sono i piani dell'esecutivo -, lo mostri non concentrandosi solo nel braccio di ferro con Autostrade e Benetton, ma allargando lo sguardo ai problemi del Paese e agli investimenti necessari per mettere in sicurezza la vita dei cittadini e rilanciare l'economia. Imparando da Genova".
Adnkronos
26 Agosto 2018
L'Italia in bilico
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Bene culturale
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