Il record di Visit Bergamo: 96 mila utenti Nei reami paralleli di internet, rinunciare a farsi pubblicità vuol dire cessare d'esistere. Come per l'erba del proverbio, gli abitanti tendono a sottovalutare il potenziale in questo caso turistico di casa propria. In realtà, il giardino è decisamente rigoglioso: i «fan» catalizzati sui social networkdalla provincia e dal capoluogo sono parecchi, abbastanza per popolare da capo un'altra città. Certo, non tutti i «like» si traducono automaticamente in prenotazioni, però il fenomeno è indicativo del cambio di paradigma. I numeri restano un indice del fascino che una terra si scopre nel tempo capace di esercitare. E in quanto a cifre, Bergamo primeggia in Lombardia. È Facebook la piazza virtuale più affollata: ogni mese si collegano più di 30 milioni di italiani, cioè metà della popolazione (neonati inclusi). Qui la vetrina più ammirata risulta quella di Visit Bergamo, declinazione dell'agenzia provinciale fondata nel 2001. Il profilo ha quasi 96 mila seguaci. Il dato basta per battere la concorrenza delle altre città e degli altri territori della Lombardia, anche se apparentemente più blasonati. Se con Brescia il derby, sentito, è vinto ai punti (Visit Brescia ha 93 mila follower), l'omologo meneghino (YesMilano, 67 mila) boccheggia e prende un bel distacco. Insomma, Bergamo è «Regina delle provinciali» nel turismo, così come l'Atalanta nel calcio: Pavia, per fare un esempio, è ferma a quota 6 mila. Non solo campanilismo. Visit Bergamo che su Twitter ha pure versioni in inglese, russo, spagnolo, francese e tedesco macina contatti attraverso i contenuti che pubblica (in media due volte al giorno). Ricondivide, accompagnandole con didascalie accattivanti, le foto scattate dagli utenti, sia turisti sia bergamaschi, e segnalate dall'hashtag visitbergamo. Amatoriali o più studiate, quelle immagini compongono una galleria di luoghi e luci mozzafiato, tanto che alla prima impressione si fatica a capacitarsi che ritraggano scorci sparsi nella provincia. Dalla purezza delle montagne, dove respirano tinte verdi, alle sfumature dei tramonti, modulate da filtri e postproduzione. Dalle cascate dirompenti alla placidità smeraldina delle onde del Sebino. E ogni volta, assieme a un'incetta di «mi piace», si incolonnano i commenti, catalogabili in due tipologie: la nostalgia di chi c'è stato, lo stupore di chi si appunta quella località sulla lista dei desiderata. Visit Bergamo non è l'unico profilo della città ad animare il panorama: Fondazione Donizetti, Accademia Carrara e Università stanno ormai consolidando i loro presìdi. Sposandosi su Instagram, il social dedicato alle fotografie virali fra i giovani, ci si accorge che i profili più popolari, oltre al solito Visit Bergamo, non originano da istituzioni o enti ufficiali. È un sottobosco a carattere spontaneo: qualcuno, senza fini pubblicitari immediati, ha messo Bergamo al centro della propria comunicazione. C'è la community dal basso degli «igers», che raduna gli appassionati della piattaforma. Al primo posto c'è bergamocityitaly (31 mila follower), seguita da exploringbergamo (oltre 26 mila). La ricetta è quella: un inventario di paesaggi, a volte gli stessi, setacciati nella mole di foto messe online dalle persone. E non sono pochi: sotto l'etichetta bergamo, sono classificati 1,277 milioni di post. Se si considera che il social è stato fondato nel 2010 (anche se è esploso dopo il 2012), significa una media di 159 mila foto all'anno, 437 al giorno e 18 ogni ora. Nel tour virtuale impazzano angoli di Città Alta (che su Facebook aveva 55,9 mila fan a una pagina non più attiva risalente a Bergamo Turismo). Non a caso, si chiama bergamowalls (9 mila follower) uno degli account emergenti: ha per tema la valorizzazione di quanto è racchiuso nell'abbraccio delle Mura, rivendicate come Patrimonio dell'Umanità. Se la durata media dei pernottamenti (1,9 giorni) resta al di sotto della media regionale, rispetto al 2016 i soggiorni si sono impennati: 20, da 600 a 720 mila. Rileggendo questi dati di luglio sotto la lente dei social, forse, si inquadra un cambio di pelle, turistico, a tratti macroscopico. L'Unesco ha aiutato. A giugno, il tasso di occupazione degli alberghi era fra i migliori d'Italia secondo l'Italian Hotel Monitor: 77,9, al di sotto di città star come Napoli (82), Firenze (81,7) e Roma (80,9). Il prezzo medio di una camera in un 4 stelle, però, è contenuto: 91 euro, da media classifica. Una statistica non basta per inquadrare una tendenza ancora in evoluzione; le code alla stazione della Funicolare o gli assembramenti alle fermate del bus in centro suffragano la metamorfosi. L'inizio di una nomea. Nel mondo? Per adesso c'è l'emisfero digitale: nell'impero dei social network, i sette colli di Bergamo non sono più periferia.