Caro direttore, vedere le immagini pubblicate sulla prima pagina di ieri del Corriere del Mezzogiorno della statua dello scultore Giovanni De Martino parte integrante del nuovo arredo, davanti a Villa Pignatelli lungo la Riviera di Chiara, inaugurato più o meno un mese fa senza più il suo granchio , verso il quale era tesa la mano del piccolo pescatore, mi ha generato un misto di rabbia e sconforto. Ebbene non si riesce a completare un nuovo progetto di arredo e decoro cittadino, che immediatamente lo stesso viene rovinato da irresponsabili nella migliore delle ipotesi e nella peggiore diventa obiettivo di furto, come poi è stato per l'opera di De Martino. Di chi siano i colpevoli non ho idea. Una bravata di alcuni ragazzi napoletani? Possibile. O di qualche rom che aveva adocchiato l'oggetto, per rivederlo al mercato nero del bronzo e rame, come avviene ormai da tempo? Altrettanto. Ora, non abbiamo alternative. Dobbiamo restituire il granchio, quanto prima, al piccolo pescatore. È una «battaglia» civile che non può vedere vinti i napoletani. Se subissimo passivamente la «sconfitta», le speranze di salvaguardare Napoli da un brutale declino, ahimè, si affievolirebbero ancor di più. Ma alla nostra sconfitta non ci penso assolutamente e ritengo che sia così per tanti altri lettori. Lancio quindi un appello per una campagna di crowdfunding, attraverso le colonne del «Corriere del Mezzogiorno», affinché uno scultore ricostruisca il prezioso particolare che da senso e spirito all'originale opera. La mia quota di 100 euro è già pronta! Per vincere la nostra indifferenza e l'assuefazione contro il gratuito vandalismo ad opera di stupidi. Per tutti dovrà essere una «battaglia» nella «battaglia», un modo pratico per riprendere a combattere quell'atmosfera di abbandono, degrado e incuria che si coglie anche solo passeggiando per la città.