Sono trascorsi ben 17 anni dall'incendio doloso che incenerì il Chiosco cinese ottocentesco simbolo del Giardino Bellini senza che ci sia stata la volontà di cercare e trovare una risposta alle tante domande che i cittadini hanno rivolto alle Istituzioni. Quello che ci chiediamo e che rivolgiamo alle Istituzioni competenti da ben 17 anni è questa: perché non si è fatto nulla per cercare i responsabili o comunque un'assodata verità sui motivi che portarono alla cancellazione del simbolo stesso della 'Villa' unico esempio di architettura liberty lignea orientale della nostra città? A nostra memoria - afferma Alfio Lisi portavoce d Free Green Sicilia - nessun organo istituzionale cittadino né tanto meno alcun politico catanese ha chiesto a gran voce la ricerca dei colpevoli o delle responsabilità a qualsiasi livello come a voler dimenticare consapevolmente e velocemente l'accaduto. Allora sarebbe lecito chiedersi per l'ennesima volta: ma cosa si è voluto nascondere dietro tale tragedia che ha incenerito uno dei beni culturali ottocenteschi più belli della città? Dal 2001 l'area sommitale della collina nord del Giardino Bellini dove sorgeva il Chiosco è irriconoscibile dando la sensazione di essere abbandonata a se stessa come se tale luogo non appartenesse più a quello che è stato considerato uno dei più bei giardini storici d'Europa purtroppo da tempo trasfigurato a causa dell'uso distruttivo, dell'incuria decennale e di lavori di riqualificazione milionari depauperanti nella sua struttura botanica e architettonica e dunque reso in gran parte irriconoscibile. All'assenza di verità e di responsabilità sull'incendio da parte di tutte le Istituzioni coinvolte si sommano le promesse non rispettate dei sindaci pro-tempore sulla ricostruzione del Chiosco cinese così com'era nella sua prima installazione. Nota storica: Il Chiosco o Casina Cinese, esempio dei neostili dell'800, forse dono dall'Imperatore della Cina, venne installato sulla collina nord del Giardino Bellini intorno al 1869, utilizzato come caffè concerto, tipico di quei tempi all'interno dei giardini ottocenteschi europei. ECCO LE 15 DOMANDE CHE RIVOLGIAMO ALLE ISTITUZIONI COINVOLTE A CUI NESSUNA AUTORITA' AD OGGI HA MAI RISPOSTO: 1) L'incendio è stato di origine dolosa? 2) La Villa nella notte dell'incendio era sorvegliata dai vigili urbani? 3) E' stata presentata dal Sindaco pro-tempore e dalla Sovrintendenza denuncia alla Procura? 4) Sono state svolte indagini dagli organi giudiziari preposti e quali gli esiti? 5) La ditta che si occupava del restauro doveva garantire l'integrità del manufatto? 6) I lavori di restauro dovevano avere termine il mese successivo ? 7) La Commissione Consiliare alla Cultura aveva programmato prima dell'incendio un sopralluogo ? 8) E' vero che i lavori di restauro erano fermi per una tardiva e forse non giustificata variante? 9) E' vero che secondo contratto la ditta che svolgeva i lavori avrebbe dovuto risarcire i danni, così come dichiarato al Consiglio comunale da un Assessore (verbale docet) in risposta ad un consigliere d'opposizione? 10) E' vero che l'Assessorato Regionale alla Cultura rifiutò l'inserimento del rifacimento del Chiosco all'interno del progetto di riqualificazione della Villa Bellini, altro enigma irrisolto della città, altra verità nascosta? A tali inequivocabili domande - insiste il portavoce Alfio Lisi - non è stata mai data alcuna risposta pubblica dai Sindaci che si sono susseguiti dall'incendio ad oggi speriamo di averne adesso dall'attuale Sindaco. I macigni che incombono sulle verità di fatti che hanno coinvolto nel tempo in modo pesante la nostra città nei decenni trascorsi, se non rimossi, rischiano di condizionare la crescita civile, morale e culturale della stessa e dunque di ognuno dei suoi cittadini. Alfio Lisi - Portavoce - Free Green Sicilia - SOS Beni Culturali