Il ministro dei beni culturali Alberto Bonisoli chiarisce gli obiettivi del suo mandato. Spaziando dalla gratuità dei musei al digitale. Quali sono le linee guida del suo mandato? Maggiori risorse umane e finanziarie con un serio piano di assunzioni scaglionate nel tempo e un significativo incremento dei fondi disponibili, un impegno più deciso nella diplomazia culturale, l'aumento del livello di trasparenza e di partecipazione nei processi decisionali all'interno del ministero, una revisione dei criteri di assegnazione delle risorse del Fondo Unico per lo Spettacolo, nuove politiche per sostenere e incentivare i consumi culturali dei giovani e non più solo dei diciottenni: questi sono i pilastri della azione di governo nel campo della cultura, come ho avuto modo di illustrare alle commissioni riunite di Camera e Senato. Quali campi di intervento reputa più urgenti? In primo luogo è doveroso promuovere la conoscenza per garantire la tutela. Per questo motivo ho previsto una delega specifica per il digitale: bisogna investire il più possibile per arrivare quanto prima a un catalogo digitale nazionale del patrimonio culturale. Inoltre è importante riequilibrare le risorse tra i grandi musei autonomi e i piccoli istituti dei poli museali, oggi troppo penalizzati. Conservazione e tutela, promozione e valorizzazione. Dove batte il suo cuore? Se non si conserva, non rimane niente da promuovere. E se si valorizza troppo si rischia di farlo a scapito della salvaguardia di un bene. È anche per questo motivo che verranno ripensate le politiche di gratuità nell'accesso ai musei, lasciando maggiore libertà ai direttori nella programmazione delle giornate libere che devono necessariamente tenere conto del contesto. Le domeniche gratuite non funzionano, in queste occasioni il 40 del pubblico si concentra nei primi dieci musei tra cui il Colosseo, Pompei e gli Uffizi che non hanno certo bisogno di promozione mentre in oltre 160 musei entrano regolarmente meno di 100 persone. Arte contemporanea, moda, design, architettura: settori vicini al suo profilo professionale che il MiBAC ha spesso trascurato. Sarà ancora così? È impensabile che in Italia non esista un museo della moda. Sicuramente bisogna discutere su dove realizzarlo, ma va fatto. Inoltre nella moda, così come nel design, nell'architettura e nell'arte contemporanea, è rappresentata parte significativa dell'industria creativa italiana che deve essere sostenuta e valorizzata. In Italia abbiamo straordinarie vetrine, come la Biennale di Venezia e la Triennale di Milano, ma dobbiamo pensare a una loro maggiore collaborazione con la rete degli Istituti di cultura all'estero per moltiplicarne l'irradiazione internazionale. Le proiezioni dei film italiani presenti alla Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica che la Biennale organizza nei nostri istituti di Mosca, San Paolo del Brasile e in tante altre città del mondo sono un ottimo esempio di quello che si deve fare. L'immagine dell'Italia è legata al passato. Il nostro patrimonio è un peso o una risorsa? L'enorme consistenza del patrimonio culturale ereditato dalle numerose civiltà fiorite nel corso dei millenni sul nostro territorio alimenta costantemente la nostra creatività. Crescere e formarsi in un contesto dove cultura e natura hanno interagito per generazioni e generazioni contribuendo a formare i paesaggi e i centri storici delle nostre città ci educa spontaneamente al bello, aiutandoci a formare i nostri canoni estetici, a ricercare l'armonia e a esercitare il gusto. Senza tutto questo il successo del made in Italy non sarebbe possibile. La nomina di Milovan Farronato come curatore al Padiglione Italia ha suscitato qualche polemica. È stata una scelta facile? Niente è più facile che premiare il coraggio delle scelte creative, innovative e sostenibili.
Art Tribune
24 Agosto 2018
Roma. Il futuro dei beni culturali. Parla il ministro Alberto Bonisoli
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