Ah, se li acchiappo! Se trovo chi lascia tutte queste buche aperte in giro per Roma! Se pesco chi mantiene le strade come pattumiere! Se scopro chi è quell'avvocato d'affari che faceva il bello e il cattivo tempo in Campidoglio!... La povera Virginia Raggi, ormai entrata nel terzo spinoso anno di mandato da sindaca, dovrebbe prendere esempio, copiare come una scolaretta. Altro che cercare faticosamente di spiegarci che la Capitale era già un disastro, che ci vuole tempo, che stiamo lavorando per voi. Macché. Suvvia, si ispiri! Sul palcoscenico capitolino irrompe in questa estate torrida il vero Mandrake del contropiede, il funambolo capace di girarvi una frittata sotto gli occhi mentre fa un salto mortale carpiato tenendo ottocento chilometri più a Sud un centinaio di migranti a bagnomaria (quasi sine die) su una nave militare italiana davanti a un porto italiano. Ma sì, l'avete riconosciuto. È il Capitano. No, non Totti. Quello nuovo, Matteo Salvini. Così infervorato dal potere comunicativo di Twitter che al confronto Trump sembra timido e reticente. Dunque capita che domenica scorsa il blog «Roma fa schifo» diffonda il video di due mentecatti (bianchi, anglofoni) che si buttano nella fontana di piazza Venezia (sotto l'Altare della Patria) e sghignazzando si sfilano le mutande e sguazzano nudi dentro un monumento sacro per noi italiani. La voglia di stampare due pedate su quelle loro pallide terga ci accomuna tutti, ammettiamolo. La sorpresa però è trovare a commento delle immagini il seguente tweet del grande Matteo che interpreta quella voglia e la sintetizza da par suo: «Saprò io come "educare" questi idioti se verranno presi, l'Italia non è il bagno di casa loro». Orpo!, come direbbe Totò: il randello nazionale s'è mosso a nome nostro. Bravo, bravissimo, molti seguaci (follower, modernamente) si spellano le mani, Matteo educali tu, e che la pacchia sia finita anche per i turisti fetenti. Certo, è pazzesco che nel monumento più sorvegliato di Roma succedano certe cose in pieno giorno, medita poi qualcuno. Ma dove diavolo erano le forze dell'ordine?, si chiede qualcun altro. Già, e chi è il ministro dell'Interno da cui (in buona parte) dipendono? Doppio orpo, avrete capito il lampo di genio a questo punto. Laddove qualsiasi responsabile del Viminale avrebbe banalmente chiesto scusa agli italiani o, esagerando, promesso un'inchiesta interna, lui no, sale sul pulpito digitale e promette mazzate. Come se fosse un passante. Prego, Virginia, prendere appunti. Lanzalone, chi era costui? Reggetemi!