Ha resistito agli assalti dei Goti, degli Ostrogoti, persino dei Lanzichenecchi nel terribile Sacco di Roma. Ma noi, moderni «Lanzi», lo stiamo facendo degradare, decadere. Eppure Castel Sant'Angelo, dalla Mole Adriana completata nel 139 dell'era volgare in onore dell'omonimo imperatore ad oggi, è forse la sintesi più alta e poderosa delle tre città dì Roma: cesari, papi, capitale d'Italia. Eppure esso figura al terzo posto fra i monumenti i più visitati di Roma e al quinto in ambito nazionale, con incassi annui sui 3 milioni di euro. Come mai è ridotto così male? Temo molto che ciò dipenda dalla perdita secca di autonomia subita quando, nel 2001, la sua Soprintendenza è stata travasata in quella, dilatata e astratta, del sistema museale romano. Come se Castel SantAngelo non avesse una sua storica specificità: mausoleo imperiale, poi fortezza papale, a controllo degli ingressi da nord verso il centro storico e nel flusso, in senso contrario, verso il Vaticano e San Pietro attraverso Ponte Elio. Monumento affascinante come pochi nella stessa Città Eterna: per le tante funzioni stratificatesi nei secoli, per ì miti che vi aleggiano, fino a quello altamente tragico di Fioria Tosca e di Cavaradossi nel più romano dei melodrammi, sintési sensualmente pucciniana di scontro fra libertà e potere. Sarebbe bastato riconoscere, nel concreto, questa profonda diversità di Castel Sant' Angelo rispetto ad altri monumenti espressione di una sola epoca, e lasciargli una sua Soprintendenza la quale potesse riutilizzare gran parte degli incassi del Museo. Sarebbe bastato non annacquare quella diversità in un sistema museale in cui ha finito per essere soltanto impoverito. Persino nei dipendenti, scesi in pochi anni da 100 a 70, perdendo operai, elettricisti, falegnami, utilissìmi in un edificio giga7itesco e complesso. Lo visitammo a fondo al tempo in cui era accesa la discussione sul sottopasso giubilare di Castel Sant Angelo, al quale, alla fine, si oppose (oggi, con le nuove norme, non sarebbe più possibile) Adrìano La Regina soprintendente archeologico. Scendendo sotto, ci rendemmo conto dei pericoli potenziali. La colossale Mole Adriana era stata poggiata dai Romani su dì una sorta di zatterone bonificato in mezzo a forti correnti, sotterranee e di superficie. I muri esterni del fortilizio tendevano ad «aprirsi» verso il Tevere. Si poteva rischiare? Certamente, no. Purtroppo, da qualche anno pesanti tagli hanno falcidiato gli investimenti strutturali del Ministero. Nel contempo si privilegia ovunque un effimero «mostrificio». Si faccia subito un check-up approfondito sullo stato di salute del castello e si mettaa fuoco un piano rigoroso di risanamento. Quale investimento sarebbe più serio e più giusto di questo? Anche attrarre un grande sponsor privato non dovrebbe risultare impossibile. Ci giochiamo la faccia, o quel che ne resta, di fronte al mondo.