Napoleone e il maresciallo Maillebois lo chiamavano «le gran diable», il gran diavolo. L'unico Forte, quello di Ceva, che non riuscirono a conquistare con le armi. Si narra che di notte, ospite nel castello dei marchesi, Bonaparte non riuscisse a prender sonno, impensierito dalla presenza incombente della fortezza. Nell'invasione francese del 1796, preferì desistere dall'attaccarlo, ma ne ordinò più volte la resa, sempre rifiutata dal governatore Tornaforte. Sino alla battaglia di Marengo del 1800, vinta dagli invasori. E Napoleone decise di radere il Forte al suolo, per non rischiare di perdere ancora una fortezza ottenuta solo con i trattati e mai per meriti militari. Così, nel 1801, fu fatta saltare. Da allora la vegetazione ha «inghiottito» i resti di bastioni, gallerie, casermette, cancellando quasi ogni traccia di quella che fu una delle strutture difensive più strategiche e importanti dei Savoia. Fino ad ora. Perché, dopo un cantiere durato due anni, il Comune di Ceva «restituirà» il Forte alla città. L'inaugurazione il 1 settembre, quando i visitatori potranno salire sulla rocca e vedere, per la prima volta, i manufatti riportati alla luce, le cappelle nelle grotte, gli antichi e preziosi affreschi. Tutto restaurato sotto il controllo della Soprintendenza. «L'ingresso sarà da un arco vicino alla Porta Reale, storico accesso - spiega il sindaco, Alfredo Vizio -. Attraversato il pianoro dove i marchesi Pallavicino hanno ristrutturato la casa del Governatore, si può scendere al cedro secolare e nelle cappelle ipogee. Per eseguire le opere e aprirle al pubblico, con la famiglia Pallavicino il Comune ha stretto un comodato gratuito». I lavori - ipotizzati dal sindaco Alciati, avviati e conclusi dalla Giunta Vizio - sono costati 340 mila euro (fondi europei e comunali), con un ulteriore finanziamento anche della Compagnia San Paolo. «Speriamo di poter andare avanti - dice il consigliere Lorenzo Alliani -, per completare questa meraviglia di storia, cultura e arte. L'augurio è che i cebani le si affezionino e imparino a farla conoscere anche ai turisti. Dalla rocca si vede un'altra Ceva e si leggono le vicende della potenza d'un tempo». Dopo presenze religiose, il Forte fu costruito nella metà del XVI secolo, quando il Marchesato di Ceva era già stato inglobato nel Ducato sabaudo. I Savoia provvidero nel tempo a potenziarlo, secondo le tecniche dell'epoca. Nelle sue prigioni fu detenuto, nel '700, il patriota Giannone. Ora anche da Ceva, guardando alla rocca della Guardia, si vedono le mura liberate, dopo un tempo infinito, da sterpi e detriti: la natura ha svelato l'opera di ingegneri e soldati, sui quali solo le mine (e ci vollero ben sei mesi) ebbero la meglio.