I volontari di Orobicambiente hanno liberato dalle piante un'iscrizione del 1567 A volte la natura e la Storia intrecciano il loro corso. È successo sullo sperone in cima al baluardo San Giovanni delle Mura, dove l'edera aveva nascosto una lapide risalente al 1567, quando sotto la dominazione veneta venne completato quel tratto delle fortificazioni. La (ri)scoperta è avvenuta grazie ai trenta volontari della onlus Orobicambiente che hanno rimosso gli arbusti dalla parete. Le paginate degli annali non sono l'unico materiale dove cercare di imprigionare la Storia: c'è anche la pietra. Quella delle Mura. Il baluardo San Giovanni ha restituito un'iscrizione del 1567. Quando si posava l'ultima pietra, questa era la prassi, una lapide sigillava quel tratto della cinta muraria con la sintesi istituzionale della Serenissima. Come in un libro mastro. I volontari di Orobicambiente hanno ripulito la parete e, sotto edere e paulonie, sabato scorso è riaffiorata un'altra epoca. Si leggono nel latino spigoloso i nomi del doge (Geronimo Priuli) e del capitano che sovrintese i lavori, Giovan Battista Foscarini. Non è una scoperta, ma una riscoperta. Il reperto era noto agli studiosi, ma da tempo «da quasi un ventennio», secondo il Comune era impossibile scorgerlo perché era completamente nascosto dagli arbusti. L'iscrizione è rivolta verso San Vigilio e si trova sullo sperone del baluardo: per vederla occorre scendere lungo via Tre Armi dopo essersi lasciati alle spalle Colle Aperto e porta Sant'Alessandro. «È stato bello, insomma racconta così quel momento il presidente di Orobicambiente, Giacomo Maria Nicolini . Le vestigia del nostro passato danno un'emozione particolare». L'associazione ha raggiunto il traguardo di 60 mila ore di attività dal 2007 a oggi e ha incassato il rinnovo fino al 2021 della convenzione con l'amministrazione. Per 25 mila ore trenta volontari sono stati schierati a bonificare dalle piante parassitarie le Mura, da prima che diventassero patrimonio dell'umanità. Per la precisione, dopo i corsi di formazione, le «truppe» con caschetto e maglia arancione contano 18 rocciatori e 12 addetti alle funi. È aperto il reclutamento per le squadre a terra: «Dai 35 ai 60 anni, possibilmente pensionati», l'identikit. In autunno la prossima missione: durante la chiusura della funicolare di San Vigilio, i volontari caleranno su quel fronte verso porta Sant'Alessandro, con l'obiettivo di riportare alla luce una targa analoga (in totale sono 3). Nelle operazioni è spuntata un'altra traccia dei secoli di dominazione veneziana: l'altorilievo di un leone di San Marco. «Sono anche disseminati reperti romani, incastonati come pietre», ricorda il presidente dell'associazione Amici delle Mura, Franco Meani. L'imperativo, adesso, è segnalare il patrimonio rivelato. Dopo il riconoscimento Unesco, è iniziato l'iter per una nuova cartellonistica. Le associazioni, però, sognano un sentiero per poter camminare alla base delle fortificazioni. Per fine anno, questa è una certezza, sarà finita la pulizia dell'intera cinta. «Entro settembre dice l'assessore all'Ambiente, Leyla Ciagà , saranno completati i voli con i droni che ci consentiranno di elaborare un modello 3D delle Mura per monitorarne lo stato di conservazione».
Corriere della Sera
17 Agosto 2018
Bergamo. Mura, torna alla luce la lapide del Doge
MA
Matteo Castellucci
Corriere della Sera
Artista / Persona
Bene culturale
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