II sindaco Cacciari: «Chiedo garanzie sulla tutela del patrimonio artistico» LIDO. L'incognita archeologica sui lavori del Mose. I grandi interventi in corso alle tre bocche di porto devono fare i conti con un «nemico» invisibile. Sotto i fondali della laguna si celano infatti migliaia di preziosi reperti anche di epoca romana che la legge sui Beni culturali prevede siano «tutelati e restaurati». Un imprevisto che ora viene affrontato di volta in volta da Magistrato alle Acque e Consorzio Venezia Nuova. Perché al progetto Mose manca una «Valutazione di Impatto archeologico». I ritrovamenti degli ultimi mesi sono tanti. A Malamocco è stato ripescato il relitto delle Ceppe, una nave da guerra dell'Ottocento, rivestita di rame, probabilmente esplosa sottacqua. Ma anche il relitto dei Tubi e una nave cannoniera, anche questi di fine Ottocento. Pezzi in ottimo stato di conservazione, che hanno costretto i progettisti a modificare il tracciato del molo foraneo. E a restaurare i frammenti ripescati. Ma è solo un esempio. Anche in bocca di Lido, dove sono in corso i lavori per l'isola artificiale davanti al bacàn è stato scoperto un relitto di una nave medievale. In laguna, durante lo scavo delle barene, il Consorzio aveva riportato alla luce qualche ano fa una vecchia Galea della Serenissima e un prezioso esemplare di rascona, barca da trasporto in ambito lagunare. In quel caso i restauri costavano troppo. La galea, fotografata e catalogata, era stata poi ricoperta di fango e lasciata sotto la laguna. Ma altri reperti rischiano di essere compromessi dai pesanti lavori di costruzione delle dighe e delle fondazioni. Dalle tre bocche di porto dovranno essere scavati 8 milioni di metri cubi di materiali, sostituiti con il calcestruzzo e 12 mila pali in ferro che dovranno sostenere l'enorme peso delle dighe. Prima di ogni intervento il Consorzio deve attuare una «ricognizione» alla presenza dei tecnici della Soprintendenza. «Per loro è una manna, per noi una dannazione», si è lasciato sfuggire l'ingegnere Giampietro Mayerle, vicepresidente del Magistrato alle Acque, durante il sopralluogo ai cantieri del Mose con il sindaco Massimo Cacciari. «E' un problema serio», dice Cacciari. E aggiunge, non senza ironia: «Spero che vengano seguite le procedure che sono state applicate anche a noi quando ritrovammo i resti della casa di Marco Polo sotto il Malibran». Il sindaco filosofo ha chiesto «precise garanzie» sulla tutela del patrimonio artistico ritrovato in laguna». Le procedure ci sono, messe a punto tra Soprintendenza archeologica e il Consorzio Venezia Nuova. «In ogni ritrovamento», spiega l'archeologo del Consorzio Marco muove finché non si pronuncia la Soprintendenza». Una trafila che rischia di ripetersi decine di volte. Anche a Chioggia sono stati ritrovati reperti e ancore che risalgono al Vi secolo. La laguna è uno scrigno ancora inesplorato. E la grande opera di scavo che stravolgerà i fondali lagunari potrebbe portare alla luce tesori inaspettati e nuove preziose testimonianze della storia marinara ultramillenaria della Serenissima.