Da bene storico a rudere da abbattere a polo culturale grazie alla mobilitazione dei cittadini e alla lungimiranza degli amministratori. È il percorso della Masseria Solito, manufatto Seicentesco, nel cuore del popoloso quartiere Tre Carrare Battisti di Taranto. Accerchiata da palazzoni, per lo più figli dell'espansione urbanistica seguita al raddoppio dell'Italsider negli anni '70 (oggi Ilva), monumento della città rurale, era destinata a essere abbattuta, perché il terreno era stato acquistato da un costruttore pronto a ergere al suo posto un edificio di cinque piani. Operazione che aveva avuto di fatto anche il nullaosta della Soprintendenza che non aveva ritenuto degna di vincolo la caratteristica costruzione perché il paesaggio attorno non era più quello del suo contesto storico. Motivazione che aveva mandato su tutte le furie un gruppo di cittadini. Sono partiti così appelli, una pagina Facebook e manifestazioni davanti ai cancelli, come quella inscenata dai militanti di Rifondazione comunista, per salvare la masseria che, secondo alcune fonti, aveva ospitato la famiglia Viola dell'archeologo Luigi fondatore del Museo nazionale (oggi MarTa) e il figlio commediografo e scrittore Cesare Giulio Viola. Le ruspe erano già in azione quando la Giunta Stefàno trovò la soluzione: dare al costruttore un altro terreno di uguale valore dove edificare il suo palazzo. Ora, l'amministrazione Melucci ha approvato il progetto per ricevere il finanziamento (già accordato) dal bando regionale Community Library. La masseria diventerà un contenitore, con all'interno una biblioteca di comunità, un museo, uno spazio per iniziative culturali, concerti, teatro e caffè letterario