Archivio Vasari: è arrivato l'esproprio Nel passaggio dall'era Franceschini alla fase Bonisoli, il panorama del Ministero dei Beni Culturali è assai variegato, ma qualche buona notizia non manca. Per esempio, e di questi tempi non è poco, la politica degli acquisti svolta in questi anni dalla Direzione generale degli Archivi (retta con mente lungimirante da Gino Famiglietti). I lettori del Sole 24 Ore già conoscono, da un articolo di Giulio Busi, il notevolissimo acquisto del manoscritto di Mosé Maimonide; ma non meno sensazionale è stata l'acquisizione all'Archivio di Stato di Mantova dell'intero archivio Castiglione, che contiene tra l'altro il manoscritto più importante della Lettera di Raffaello a Leone X, vera profezia della tutela in Italia, che Raffaello scrisse con lo stesso Baldassarre Castiglione. Altre acquisizioni si sono rivolte a materiali di epoca più vicina a noi: così le carte dei fratelli Rosselli, ma anche l'archivio Federzoni (che include il verbale manoscritto della seduta del Gran Consiglio del Fascismo del 25 luglio 1943, che esautorò Mussolini). Così le operazioni di tutela dell'archivio di Giuseppe Verdi, delle carte Cavour e di una parte consistente e trascurata di quelle della Domus Mazziniana a Pisa. Così il recupero di una porzione degli archivi fotografici della rivista Difesa della razza: momento certo non felice della storia nazionale, ma che va scrupolosamente documentato come ogni altro. È questo dunque, con ogni evidenza, un organico progetto di forte affermazione della funzione pubblica degli archivi non come passivo e polveroso deposito di vecchie cartacce, ma come vivo strumento di ricerca per intendere la nostra storia e il nostro presente. Una nuova tappa in questo percorso meritorio sembra ormai essere dietro l'angolo: e sono le carte di Giorgio Vasari, di proprietà privata per intricate vicende ereditarie, ma conservate in casa Vasari ad Arezzo con un solido vincolo pertinenziale per cui non possono in nessun caso esserne allontanate. Tutte, o quasi tutte: tre faldoni infatti, in una vicenda assai oscura, sono finiti attraverso un mercante svizzero alla Beinecke Library di Yale. Ottima biblioteca, certo: ma c'è poco di che esser fieri se un archivio tanto importante finisce, un pezzo qua e uno là, in giro per il mondo. Certo non era questa l'intenzione di Vasari, che nel suo testamento (1568, lo stesso anno della seconda edizione delle Vite) aveva disposto che le sue carte, in caso di estinzione della discendenza maschile, andassero in blocco alla Fraternita dei Laici di Arezzo. Così non fu, giacché uno degli esecutori testamentari dell'ultimo Vasari (1687) tenne l'archivio per sé, sepolto per secoli fra le carte di famiglia (Spinelli, poi Rasponi Spinelli), finché venne riscoperto da Giovanni Poggi nel 1908, e notificato nel 1917 evitando la vendita all'estero. Del 1921 è il deposito presso Casa Vasari, del 1994 il vincolo pertinenziale che lega per sempre l'archivio alla casa da dove proviene. Per ulteriori passaggi ereditari, le carte Vasari sono dal 1985 in proprietà Festari, e hanno da allora subito strane vicissitudini, dal pignoramento per debiti del proprietario (2004) alla favoleggiata vendita, per improbabili cifre astronomiche, a un vero o presunto magnate russo (2009). Trattativa, quest'ultima, forse mediata da quello stesso Marino Massimo De Caro, già consigliere dei ministri Galan e Ornaghi, ben noto in quanto condannato per l'enorme furto di libri nella biblioteca dei Gerolamini a Napoli. Negli ultimi anni le cronache ricordano le carte Vasari (che non comprendono i manoscritti delle Vite, ma includono importanti lettere, anche di Michelangelo) quasi solo per periodici e confusi tentativi di vendita o di messa all'asta, pignoramenti per far fronte a debiti, mostre d'ogni sorta, anche se il vincolo pertinenziale impedisce che si allontanino dal loro naturale (e legale) luogo di conservazione. Con una storia come questa, e i rischi che comporta il suo indefinito protrarsi, ben si capisce il provvedimento di esproprio emesso dalla Direzione degli Archivi. Una volta portata a termine la procedura per la determinazione definitiva dell'indennità di esproprio secondo le norme di legge (e si spera che avvenga presto), potrà dirsi assicurato in perpetuo alla pubblica fruizione e alla ricerca un archivio preziosissimo e a continuo rischio di dispersione. E chissà che, una volta assicurato allo Stato il grosso dell'archivio, anche i tre faldoni (su 34) finiti a Yale non possano tornare in buona compagnia, e nell'unica sede consona: Casa Vasari di Arezzo.