I museo sostenibile. Questo è il tema che si pone oggi, soprattutto per la miriade di piccoli musei diffusi sul territorio. Dopo la grande fioritura di nuovi musei, molti creati per valorizzare e arricchire l'offerta turistica di un'Italia minore, il vero interrogativo riguarda la possibilità di continuare a funzionare. E quando il principio di accountability richiede a ognuno di quantificare e giustificare i costi della propria attività, in qualunque settore, il problema del "museo sostenibile" si profila anche per i musei più grandi di proprietà dello Stato. E le possibilità di sopravvivenza sono sicuramente correlate a criteri fino a ora poco considerati, talvolta oscurati da una saggistica dai toni apocalittici che predilige il dibattito (rivelatosi alquanto sterile) sulla relativa bontà delle formule giuridiche che, tuttavia, poco hanno contribuito a chiarire le potenzialità e il significato stesso che l'istituzione museale può rivestire per la collettività. Più recentemente, invece, qualche indicazione più utile ci perviene da una saggistica che, scostandosi dal terreno del dibattito morale e istituzionale, si situa sul pianò più modesto, ma anche più concreto dell'esame di realtà, partendo dai case histories e dai microscenari, procedendo per gradi. Su questa strada si dimostra di utilissima consultazione una ricerca appena pubblicata intitolata "I musei e le imprese: indagine sui servizi di accoglienza nei musei statali italiani" di Ludovico Solima e Alessandro Bollo, realizzato con la collaborazione del ministero per i Beni e le attività culturali, che a dieci anni dalla prima legge sui servizi aggiuntivi, la cosiddetta "legge Ronchey", analizza lo stato dell'arte delle attività museali e così facendo, arriva a tracciare attraverso il ruolo dei servizi, la trasformazione stessa dell'identità del museo. La ricerca che riguarda esclusivamente i musei statali, si presenta come uno studio organico, fondato sui dati raccolti dall'Ufficio servizi aggiuntivi del ministero, integrato da una serie di interviste a gestori dei servizi, concessionarì e soprintendenze. Dà conto della trasformazione del museo da luogo di conservazione a centro di servizi e traccia un primo bilancio complessivo non solo del funzionamento, ma anche del cambiamento epocale che questo ha significato. Obiettivo non secondario della ricerca è poter formulare strumenti di valutazone, obiettivi utili al controllo e al monitoraggio di ciascun servizio, valutazioni finalmente fondate su dati certi e non opinioni. I servizi valutati riguardano: servizi di prenotazione, vendita di libri e oggettistica, noleggio di audioguide, visite didattiche a pagamento, caffetteria, ristorante. Attraverso l'esame della funzionalità di ciascun servizio si giunge a una comprensione complessiva dell'apprezzamento presso il pubblico della visita al museo, scoprendo non solo le preferenze individuali, ma anche degli aspetti che fino a ora sono stati sottovalutati e che riguardano la sfera dei comportamenti, illuminanti per capire a orientare l'offerta culturale e la maniera di porla. Risulta determinante, per esempio, il fatto che la visita al museo si compie, nell'80 per cento dei casi, non da soli, ma in compagnia di altri. La fruizione non è mai individuale come potrebbe essere in una sala cinematografica, ma collettiva, fortemente influenzata dal dialogo che s'instaura internamente al gruppo, tra padre e figlio, tra amici, eccetera. In lieve maggioranza le donne, ma non nei musei archeologici dove vi si recano più uomini e più persone sole. Quando ci sono bambini nel gruppo si usano di più le autoguide, forse per l'aspetto ludico, ma forse anche perché gli adulti sentono la necessità di un ausilio nel rapporto educativo con i piccoli. Ciò che la ricerca non arriva a chiedersi è perché in Italia il 40 delle persone non mette piede nella librerìa del museo, e perché l'oggettistica e il merchandising sono così penalizzati rispetto alla merce dell'editore. I limiti strutturali dell'affidamento dei servizi aggiuntivi non fanno parte della ricerca. I dati, aggiornati al 31 dicembre 2000, registrano nel triennio 1998-2000 un forte aumento sia della quantità dei servizi attivati 127,2, sia del numero dei musei in cui sono stati istituiti 105 per cento. Se si considera i circuiti museali, l'incremento percentuale è ancora maggiore, (rispettivamente 138 e 131). Relativamente all'anno 2000 i musei in cui sono stati attivati servizi d'accoglienza rappresentano il 22,5 di tutti i musei statali italiani. Si tratta di un numero significativo "commenta Alessandro Bollo che diventa ancora più interessante se si considera che tali musei rappresentano circa il 60 delle visite complessive. Lo sviluppo dei servizi ha riguardato principalmente i musei in grado di esprimere un certo livello di affluenza del pubblico. Laddove le presenze sono al di sotto di un certo livello di redditività, l'unica soluzione rimane la realizzazione di bandi di gara che comprendano più sedi. Per quanto riguarda quest'ultima realtà, e cioè il museo minore, il recente convegno dell'A.N.M.L.L, l'associazione dei musei locali, tenutosi a Firenze il 20-21 marzo, fotografa una realtà ai limiti della sopravvivenza. E se i musei locali lamentano la crisi e la mancanza di fondi, non si può non ricordare, tuttavia, che una Regione come la Sardegna che nel non lontano 1991 aveva 29 musei, nel 2003 dichiara di possederne 145. Una tale crescita esponenziale senza una programmazione e senza un'attenzione alla sostenibilità rappresenta una forma di progettualità sconsiderata che rischia di diventare una zavorra per la collettività e per ogni altra iniziativa di natura culturale. Sarebbe interessante capire le tipologie di tali musei. Nella sola provincia di Siena, ad esempio, su 46 musei locali ben 26 sono pinacoteche che raccolgono opere diocesane. Dallo studio approfondito di Solima e Bollo emerge chiaramente la vocazione futura del museo come luogo della memoria con una funzione soprattutto educativa che non è necessariamente in contrasto con l'anima più commerciale, turistica. Anzi, a ben vedere, come viene dimostrato ampiamente nella sezione che riguarda singolarmente ogni servizio, salta all'occhio che mentre il ristorante e il bar sono mediamente sotto utilizzati, la funzione educativa in un ambiente accogliente, con personale gentile e un'offerta diversificata, prolunga la permanenza e rende più disponibile all'ascolto il visitatore. E forse è a questo punto che comincia la vera sfida per il futuro del museo, non più (o non solo) come luogo appartato, ma di nuovo integrato nelle funzioni vitali della collettività. Ludovico Solima Alessandro Bollo, «I musei e le Imprese: Indagine sul servizi di accoglienza nel musei statali Italiani», Electa, Napoli 2003, pagg. 240, 20,00.
Al museo ma non da soli
Il museo sostenibile è un concetto che si pone oggi, soprattutto per i piccoli musei diffusi sul territorio. La possibilità di continuare a funzionare è correlata ai criteri di accountability e quantificazione dei costi. I musei statali italiani hanno visto un aumento significativo dei servizi di accoglienza nel triennio 1998-2000, con un aumento del 127,2% della quantità dei servizi attivati e del 105% del numero dei musei in cui sono stati istituiti. I servizi valutati includono prenotazione, vendita di libri e oggettistica, noleggio di audioguide, visite didattiche a pagamento, caffetteria e ristorante.
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