«Sì, lo so. Il degrado è in tutto il Castello. Continuo a chiudere sale. Quel che lei ha visto è vero. E non è tutto. La prego però, non continui con l'elenco, è come passare la lama di un coltello in una ferita aperta»: la rabbia è evidente nelle parole di Luigina Di Mattia, una delle due direttrici di Castel Sant'Angelo, dal 2001 non più Soprintendenza autonoma, ma uno dei siti confluiti nel generale Polo Museale romano (otto musei, tra cui Galleria Borghese, Corsini, Spada, Barberini e Strumenti Musicali, guidati da Claudio Strinati). «Da lì sono cominciati i mali - spiega la direttrice - di questo luogo che rappresenta la storia di Roma. Più importante del Colosseo e di San Pietro, non solo a livello simbolico. Duemila anni di storia...». Duemila anni di storia che stanno soffrendo: «Penso, con dispiacere, che l'unica soluzione sia chiudere il Castello per qualche anno. Poi bisognerebbe trovare fondi per riportarlo allo splendore». Quanti soldi ci vorrebbero? «Non ne ho idea. Tanti credo. Ma io faccio la storica dell'arte. Sappia però che da anni mi sgolo iti tutte le sedi per dare l'allarme sullo stato della Mole, ma nessuno mi ascolta. Se potessi, tornerei all'autonomia. Prima avevamo 100 unità di personale, ora non arriviamo a 70. In autonomia, disponevamo di elettri-cisti, falegnami, operai in sede. Ora per cambiare una lampadina si fa un giro pazzesco. Di soldi non ne arrivano. H Polo si deve autofinanziare. Noi arriviamo a incassare tre milioni l'anno, ma i soldi il Polo li ridistribuisce fra i vari musei. E il Castello è una struttura complessa, non si può gestire da lontano». Sul degrado esterno (dormitori e baracche nel fossato) la Di Mattia però specifica: «Quello non dipende da noi. Deve pensarci il Comune».
L'unica soluzione è chiudere per qualche anno
Luigina Di Mattia, direttrice del Castel Sant'Angelo, lamenta lo stato di degrado del luogo. Secondo lei, il Castello, che rappresenta la storia di Roma, sta soffrendo per 2000 anni. Di Mattia sostiene che la soluzione sia chiudere il Castello per alcuni anni e poi trovare fondi per riportarlo allo splendore. Tuttavia, non sa quanti soldi ci vorrebbero. La direttrice lamenta che non sia stata ascoltata nelle sue preoccupazioni riguardo allo stato della Mole, e che il Polo Museale romano non disponga di risorse sufficienti per gestire il Castello. Di Mattia specifica che il degrado esterno del Castello, come i dormitori e le baracche nel fossato, non dipende dalla sua direzione.
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