II quadro elettrico non è protetto e chiunque può accendere o spegnere le luci. Giacigli per i senzacasa nei fossati Sale sbarrate, sporcizia, porte divelte, vetri rotti. La direttrice: dovremmo chiudere Affreschi mangiati dall'umidità. Antichi muri che paiono presi a picconate. Le celebri logge panoramiche, intitolate ai papi Paolo III e Giulio II, irriconoscibili. Sporcizia ovunque. Anche il famoso plastico che rappresenta la Mole Adriana, posto all'ingresso del terzo monumento più visitato di Roma, è a pezzi, con la teca riaccroc-cata con scotch da pacchi. Così muore Castel Sant'Angelo, ex Soprintendenza autonoma, confluita nel Polo museale romano dopo l'ultima riforma del ministero per i Beni culturali. «Tutti i mali sono cominciati da lì», spiega la direttrice Luigina Di Mattia. Che conferma lo stato di allarme e aggiunger «Unica soluzione, arrivati a questo punto, è quella di chiudere il castello per qualche anno e trovare fondi con cui riportarlo all'antico splendore». Ragnatele e buchi nelle logge del Castello Degrado e incuria: vicino al collasso uno dei monumenti più famosi della città Benvenuti nell'ingresso principale di uno dei monumenti più famosi del mondo, il terzo più visitato a Roma (dopo i Musei vaticani e il Colosseo), il quinto in Italia: la teca che ricopre il modellino dell'antica Mole adrianea è rotta, ma almeno qualcuno ha tentato di ripararla alla meglio con lo scotch per pacchi. L'antico plastico invece, rotto pure lui, se ne sta lì - sotto gli occhi dei visitatori increduli - tutto frantumato. Intorno, cartelloni divelti, piume ed escrementi di piccioni ovunque, «esche rodenticide», barriere architettoniche, migliaia di mozziconi di sigarette (si fuma, tranquillamente, ovunque). Ed è solo l'inizio. C'era una volta Castel Sant'Angelo, uno dei simboli della Capitale, ex soprintendenza autonoma, dal 2001 uno dei siti culturali entrati nel grande circuito del Polo Museale Romano (con un decreto governativo dell'ex ministro Urbani) : «Siamo al collasso, qui cade tutto a pezzi», ripetono come in una litania tutti i custodi. E il «collasso» si vede a occhio nudo, in tutte le (poche) zone rimaste aperte ai visitatori. Mancano le didascalie in molti dei pezzi esposti. I cartelli non ci sono quasi più (dove ci sono, o sono privi di spiegazioni o riguardano mostre vecchie anche di anni). Lampade piene di ragnatele lungo la rampa elicoidale che sale alla fortezza. Segnaletica divelta e arrugginita. Cumuli di sporcizia ovunque. Nulla, comunque, rispetto a quel che si osserva nelle zone artisticamente di maggior pregio: l'umidità si sta mangiando il soffitto della Cappella di Leone X. Le due celebri logge centrali (Paolo III e Giulio II), con affaccio panoramico, sono ridotte a vero rudere: intonaco cadente, graffiti, affreschi corrosi, decine e decine di buchi (a volte vere voragini) sugli antichi muri. Neanche a dirlo, sulle tantissime scale e scalette della Mole, i sistemi antiscivolo sono un lontano ricordo. Ma il degrado non finisce qui: si provi a immaginare un visitatore che entra al Louvre o ai Vaticani, e che liberamente decida di accendere o spegnere a suo piacimento tutte le luci dei cortili. Bene, a Castel Sant'Angelo si può fare. Il quadro elettrico infatti non è protetto, neanche da un lucchettino da armadietto di palestra: e i tasti «on» e «off» (Cortile Leone X, Cortile della Balestra, «Giretto» coperto, Cortile dell'Angelo, «Giretto» scoperto») sono a disposizione di tutti. Stessa libertà di «accesso» anche a un quadro emergenza e condizionamento, dove una novella Tosca del terzo millennio (la celebre opera lirica di Puccini, come è noto, è ambientata nel Castello) si è divertita a lasciare un singolare messaggio: «Se torno indietro la do a Scarpia». Pochi metri più in là, il famose Cortile della Balestra: la balestra, appunto, quella che da anche il nome al sito, è un pezzo di legno tutto corroso e buono ormai solo per un camino («ma non è un originale» si affrettano a spiegare i custodi. Peccato, però, che i turisti non lo sappiano). Balestra che lasci, estintore che trovi: alcuni - va detto - sono in regola; altri, in stato pietoso, arrugginiti e non revisionati dal 2002. Porte divelte, assi rotte e vetri sfondati non sono una rarità lungo l'intero percorso espositivo. Poco in confronto allo stato di decadenza in cui versa la zona - devastata dai graffitari - che porta alla famosa «stufetta di Clemente VII». Sporca e trascurata appare anche l'armeria, cui si accede tramite una porta bloccata con una originale «zeppa»: un vecchio numero della «Settimana enigmistica». Quasi tutte le armi antiche, oltretutto, sono nei depositi in attesa di restauro, mentre molti dei famosi cannoni giacciono abbandonati nel Bastione di San Giovanni, che è solo una delle tante zone «off limits« al pubblico. Fra le altre: Prigioni, Sala delle Colonne, Sale dette della Cagliostra, Stanze del Castellano e il Bastione di San Luca, dove alcuni lavori di consolidamento a cura della Soprintendenza ai beni architettonici dovevano concludersi nel marzo del 2004.