BOLZANO È senza fine, anche nelle aule giudiziarie, la vicenda della «scoperta» di Oetzi, la mummia dei ghiacci che si trova al museo archeologico di Bolzano appositamente aperto per custodire il resti dell'ormai leggendario cacciatore delle Alpi di 5 mila anni fa. La Provincia di Bolzano, in causa con la coppia tedesca Erika ed Helmut Simon, ritenute le persone che - il 19 settembre 1991 - scoprirono la mummia sul ghiacciaio del Similaun, ha citato come teste in un processo l'attrice slovena Magdalena Mohar Jarc che sostiene di essere stata lei la prima persona ad avvistare Oetzi. I coniugi Simon - con Herr Helmuth che morì tragicamente, sepolto dalla neve, lo scorse inverno sui monti salisburghesi, tanto che si parlò di vendetta della mummia - hanno in corso con la Provincia di Bolzano una ricompensa adeguata per aver trovato la mummia e avere segnalato i resti trovati sul ghiacciaio alla gendarmeria austriaca, quella allertata per prima quando si ritenne - erroneamente - che il ritrovamento fosse avvenuto sul versante nord del confine che corre sul Similaun. La Provincia, proprietaria della mummia, che è diventata una grande attrazione turistica e culturale, è disposta a offrire non più di 50 mila euro come ricompensa. La famiglia Simon, che una sentenza ha già riconosciuto come «scopritori» ufficiali di Oetzi, vorrebbe però parecchio di più. Ora la Provincia, per una udienza in programma a Bolzano il 5 ottobre prossimo, ha chiamato come teste la signora slovena. La signora sostiene di essere stata lei ad aver visto per prima la mummia ma che poi sarebbero stati i coniugi Simon, più rapidi, ad allertare un vicino rifugio e poi la gendarmeria austriaca.