Sciopero dei dipendenti per le lunghe code Molti delusi. " Era il regalo per la mia fidanzata" Rumoreggia un tour di vietnamiti. Joao, partito da Rio de Janeiro sognando questa visita, litiga al banco delle informazioni. Giovanni Piatti, arrivato da Avellino, è semplicemente un uomo disperato: «Ho prenotato sei mesi fa dice sventolando il biglietto per un pranzo (costo 47 euro a testa) al ristorante del 58esimo piano . È il regalo di compleanno per la mia fidanzata!». Dovrà, come gli altri, arrangiarsi altrimenti. La Tour Eiffel, da mercoledì pomeriggio, è chiusa per sciopero. «Il nuovo sistema di vendita dei biglietti è un disastro dicono i 350 dipendenti . Si formano code mostruose che non riusciamo a gestire». Risultato: braccia incrociate fino a tarda sera. Gli ascensori sono immobili al pianterreno, le scale vuote. E le 30mila persone arrivate qui ieri per scalare i 324 metri del monumento più visitato del pianeta sono state gelate malgrado la temperatura sahariana dal display alle entrate alla Dama di ferro: "Pilier fermé", "Pilone chiuso". In attesa di un accordo tra la Sete, la società di gestione, e i lavoratori. Lo stop alle visite è arrivato come un fulmine al ciel sereno alle 16 di mercoledì. «L'azienda ha deciso di aumentare dal 20 per cento al 50 per cento la quantità di biglietti che si possono prenotare online scegliendo giorno e ora della visita e ha riservato un ascensore a chi sceglie questo servizio spiega Denis Vavassori, rappresentante sindacale della Cgt-Tour Eiffel -. L'idea in sé è buona. Ma è stata tradotta in pratica in modo squilibrato». In alcuni momenti della giornata dicono i dipendenti ci sono tre ore di coda all'ingresso senza prenotazione mentre l'altro ascensore viaggia vuoto. In altre succede l'opposto: i turisti fai-da-te salgono senza attese mentre chi ha pagato in anticipo scegliendo l'ora resta in fila anche per 90 minuti. Morale, per ora non sale nessuno. «È una delusione pazzesca dice sconsolata Beth Campbell, 24enne infermiera canadese . Siamo 14 amici, abbiamo organizzato il viaggio un anno fa in ogni dettaglio e la visita alla Tour Eiffel l'avevamo tenuta all'ultimo giorno, come gran finale». Invece se ne andrà da Parigi avendola vista soltanto dal basso. «Altro che la vittoria dei Bleus a Mosca! Di mondiale oggi c'è soltanto la figuraccia che rischia di fare la Francia», dice delusissima Laure Lagoutte, arrivata da Rouen assieme alle due figlie proprio per visitare la torre. «Siamo consci della delusione dei nostri ospiti stranieri e dell'impatto negativo sull'immagine di Parigi fa mea culpa la Sete rimborseremo tutti». La frittata però è fatta, nel pieno oltretutto della stagione estiva. Lo sciopero ha rischiato di trasformarsi in uno psicodramma nazionale. Jean Baptiste Lemoyne, sottosegretario di Stato con la delega al Turismo è alla stazione della metropolitana di La Motte-Picquet Grenelle per gestire l'emergenza. «Siamo i campioni del mondo anche del turismo dice provando a convincersi da solo, nella speranza che dai negoziati sindacali esca in serata una soluzione, come poi è accaduto (la Tour Eiffel riaprirà stamattina, ndr). Gli arrivi in Francia nel primo semestre sono saliti del 5 per cento». Se parti senza aver visitato la Tour Eiffel, però, un po' d'amaro in bocca ti resta. E a storcere il naso è anche la città di Parigi. La Dama di ferro, oltre a essere il simbolo della città, è la gallina dalle uova d'oro dei suoi conti. Ogni anno la Sete grazie ai 6,2 milioni di ingressi versa nelle casse del municipio una ventina di milioni di royalties. Cifra che quest'anno, se l'agitazione si ripeterà, rischia di diventare un miraggio. Un po' come la Tour Eiffel per i turisti nelle ultime 36 ore.