Ha fatto molto scalpore la dichiarazione del ministro Alberto Bonisoli sulla fine dell'esperienza delle domeniche gratuite nei musei statali italiani. Innanzitutto, ancora una volta mi sembra importante sottolineare che è da considerare una bella notizia il fatto che una questione relativa ai musei faccia scalpore e solleciti molti dibattiti e prese di posizioni. Forse anche questo è un esito delle domeniche gratuite e della "rivoluzione" avviata alcuni anni fa dal precedente ministro Franceschini nel mondo dei musei, con l'autonomia attribuita ad alcune grandi realtà, la selezione dei direttori (con le polemiche sui direttori stranieri), la nascita (alquanto stentata per la verità) dei Poli museali e i primi passi del Sistema museale nazionale. Ho l'impressione che le intenzioni del ministro Bonisoli siano state un po' travisate, stando anche a quanto si ricava dal video pubblicato sulla sua pagina Facebook, nel quale spiega che a suo parere con l'eliminazione delle domeniche gratuite in realtà aumenteranno le possibilità di garantire le gratuità lasciando autonomia di scelta ai direttori e che ci sono grandi differenze tra una grande realtà come Brera, il Colosseo o Pompei e un piccolo museo civico. Stando alle dichiarazioni di Bonisoli, non si tratterebbe di ridurre le gratuità ma di differenziarle e possibilmente anche di aumentarle. Su questo credo che non si possa non essere che d'accordo. Non si tratterebbe, cioè, di una scelta adottata per fare cassa, come invece è subito apparso in molte dichiarazioni rilasciate da alcuni direttori di musei e commentatori sui giornali a causa delle domeniche gratuite. Se, infatti, la scelta fosse legata all'obiettivo di acquisire ulteriori risorse, eliminando le aperture gratuite (o relegandole solo nei periodi morti o nel pieno della settimana lavorativa) ci sarebbe da prendere atto che sarebbe una scelta di mercificazione ben superiore a quella tanto criticata da alcuni polemisti di professione, ora alquanto silenti, negli scorsi anni. Ma non credo che questa sia l'intenzione del ministro, almeno stando alle sue dichiarazioni. Anche perché in tal caso ci sarebbe un vera confusione di messaggi da parte della stessa area politica, se si pensa per esempio agli annunci della totale gratuità nei musei comunali romani fatti tempo fa dall'assessore e vicesindaco Luca Bergamo (annunci peraltro che non hanno finora avuto seguito). A mio parere, in ogni caso, è un grave errore eliminare le prime domeniche del mese gratuite, almeno per i seguenti motivi: a) hanno dimostrato una notevole efficacia nel portare nei musei milioni di persone, soprattutto cittadini italiani e famiglie, che prima non frequentavano i musei e che in molti casi li hanno scoperti per la prima volta, anche nelle città in cui vivono; b) è diventato un appuntamento ormai ben noto e atteso da tanti; c) ai musei statali si sono aggiunti moltissimi musei civici, dando finalmente un segnale di sistema museale nazionale tra Stato, Regioni, Comuni (a un visitatore, infatti, importano assai poco le diverse proprietà e gestioni che spesso nemmeno capisce); d) le domeniche gratuite hanno compensato l'eliminazione di precedenti gratuità, come quella per gli over 65 anni, estendendo la gratuità a tutti ma solo in certe occasioni; e) le "perdite" per le gratuità sono state ampiamente ripagate dall'incremento complessivo dei visitatori, proprio grazie a tale azione promozionale; f) avere le sale dei musei piene di cittadini non è mai una perdita! Certamente ci sono anche dei problemi: c'è un'eccessiva pressione; una visita fatta in giornate in cui le sale sono affollate non garantisce un'adeguata qualità nella conoscenza delle opere esposte o dei siti archeologici. In ogni caso è meglio occuparsi di musei affollati che di musei vuoti, come accadeva in passato. Per far fronte ai problemi del sovraffollamento sarebbe necessario integrare le domeniche gratuite con altre iniziative che favoriscano la frequentazione più assidua e la familiarità con i musei da parte non solo di chi i musei li visita abitualmente (come alcuni aristocratici cultori delle arti vorrebbero) ma anche e soprattutto di chi non ci ha mai messo piede e preferisce trascorrere la domenica nei centri commerciali piuttosto che nei musei. Si istituiscano tessere con prezzi bassi, politici, che consentano di visitare un museo tutte le volte che si desidera nel corso dell'anno, anche per vedere una sola opera o una singola sala. Si favoriscano le famiglie facendo pagare un biglietto per l'intero nucleo. Si prevedano aperture gratuite per specifiche categorie, a rotazione (per esempio, i giovani under 30, gli anziani over 65, le donne, i residenti, gli arabofoni, i francofoni, gli anglofoni etc.) secondo la fantasia e le scelte strategiche dei direttori. In tal modo si distribuirebbero i flussi. Ma non si elimini qualcosa che funziona. Invito, quindi, il ministro Bonisoli a rivedere la sua decisione, che credo confligga con le sue stesse posizioni e che temo sia il frutto di un errore di comunicazione: secondo me avrebbe dovuto affermare che si deve andare oltre le domeniche gratuite, utili in una prima fase ma non più sufficienti da sole, arricchendole di nuove soluzioni. Ma non sopprimendole.
The Huffington Post
2 Agosto 2018
Andare oltre le domeniche gratuite nei musei, non eliminarle
GI
Giuliano Volpe
The Huffington Post
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