Zuchtriegel: «Sì, ma la gratuità aveva riportato gente» Valente: l'arte va aperta a tutti. Giulierini: ci adegueremo NAPOLI. La rivista Artribune cinguetta: «Senza ombra di dubbio la sparata di Bonisoli sulle domeniche al museo che sarebbero "pubblicitarie" e dunque, in nome del cambiamento, da eliminare è solo da addebitare al caldo. Tra 10 giorni coi primi freschi tutto rientrerà». Lo storico dell'arte Philippe Daverio taglia corto: «È una stupidata». E aggiunge in un'intervista a Lettera43: «A questo governo della cultura non frega niente». Il fuoco di fila parte subito. A Napoli il ministro Alberto Bonisoli annuncia lo stop alle domeniche gratis nei musei e subito dopo il suo predecessore, Dario Franceschini che quelle domeniche le ha inventate, interviene. Per tirare acqua al mulino del cambio di rotta Bonisoli cita proprio il caso Pompei: «Penso ad esempio a Pompei: chi ci va a novembre? Magari la prima o tutte le domeniche di quel mese si può aprire gratis perché non c'è tanta gente. Il problema è quando si viene costretti dal ministero ad aprire la prima domenica di agosto, con migliaia di turisti stranieri che arrivano e pensano che gli italiani sono pazzi perché li fanno entrare gratis». Non lo fa a sproposito. Il direttore generale del sito archeologico più famoso al mondo, vero attrattore che quest'anno dovrebbe superare quota 4 milioni di visitatori, il soprintendente Massimo Osanna non è mai stato un fan della misura franceschiniana. Ottenendo, dopo qualche litigio, una sorta di compromesso: il numero chiuso. Dunque plaude allo stop? «Conosco il punto di vista di Bonisoli che condivido e cioé dare libertà ai direttori di museo. Aprire anche a possibilità plurime spiega . A Pompei le domeniche gratis creavano problemi, difatti con Franceschini concordammo il numero chiuso, avendo calcolato che il massimo di presenze contemporanee nel sito potevano essere 15 mila». Ma la svolta positiva per Osanna è l'autonomia «che non può far male. Franceschini ha fatto bene perché ha creato attenzione e dato la possibilità alle comunità di poter tornare ad appropriarsi di beni comuni e di fidelizzare il pubblico. I benefici ci sono stati. Ma dopo questa prima fase ora se ne deve aprire un'altra». Cosa accadrà a Pompei? «Non per forza la domenica deve essere gratis e non per forza nei periodi di overbooking. La nostra offerta ormai è molto diversificata. Il venerdì e il sabato le serate a Pompei hanno un costo quasi popolare di 7 euro. Inoltre la gran parte dei visitatori è straniera e paga il biglietto in anticipo, quindi a loro non conviene la domenica gratuita». Ma le polemiche fioccano. «Non credo che Bonisoli voglia cancellare prosegue Osanna . Vuole dare autonomia. Io sono il direttore generale? Fatemelo fare. La gratuità è giusta soprattutto per i napoletani. Ora vedremo le date per aprire. Per esempio in inverno. Stabiliremo un calendario che sarà comunicato con chiarezza. Ma in estate quando anche i turisti sfidano i 40 gradi pur di visitare il sito archeologico è sbagliato non far pagare il biglietto. Grazie all'aumento a 15 euro del ticket quest'anno chiuderemo il bilancio con un aumento delle entrate, oltre che dei visitatori». Gabriel Zuchtriegel è il direttore del Parco archeologico di Paestum. E difende la misura del precedente governo: «È stata utile per riportare gli italiani nei musei. Se il ministro vuole dare maggiore autonomia è un fatto positivo. Ma dobbiamo ragionare insieme su come comunicare questa iniziativa. La forza è stata che tutti sapevano che tutti i musei erano gratuiti le prime domeniche del mese. Si rischia il caos». Tutti i musei e i siti ormai hanno lavorato per ampliare i servizi. È accaduto anche a Paestum: «Dove abbiamo un abbonamento annuale che costa 25 euro. Che consente alla popolazione di fruire sempre, quando si vuole, con un prezzo popolare. Ripeto: togliere l'obbligo è condivisibile. E dare autonomia ai musei è un passo importante. Attenzione alla comunicazione». Sintetico invece il direttore del Mann Paolo Giulierini: «Il Mann si atterrà a quanto stabilito dal ministero, ritenendo fondamentale l'apertura degli istituti a tutti i tipi di pubblico secondo i principi di accessibilità e rispetto per tutte le diversità e gradi di culture». Tradotto vuol dire che il Museo archeologico napoletano che sta godendo di una nuova primavera ha un ventaglio talmente vasto di iniziative anche gratuite che una domenica in meno non nuocerà. E la diversificazione è la chiave anche utilizzata dal Madre, museo regionale che non rientra nelle misure nazionali, che ha istituito il lunedì per il sociale. «Abbiamo aperto anche alle fasce disagiate, ma non solo spiega la presidente della fondazione, Laura Valente . L'intento è quello di portare l'arte a tutti. Che è poi il ruolo delle istituzioni culturali».
Corriere della Sera
1 Agosto 2018
Osanna: Giusto, stileremo un calendario diverso. L'autonomia fa solo bene
SI
Simona Brandolini
Corriere della Sera
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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