Per favore, quando un grande quotidiano americano (come è già capitato un mese fa) descriverà ancora i mali di Roma non lamentiamoci e non gridiamo al luogo comune antiromano. Perché i disastri, nella nostra città, ci sono. Le foto che pubblichiamo e l'inchiesta di Edoardo Sassi parlano da soli: Castel Sant'Angelo è al collasso, a un passo dal degrado irrimediabile, lo ammette anche la direttrice che realisticamente propone una lunga chiusura e un piano straordinario di ripristino. Parliamo di uno dei monumenti più visitati di Roma e d'Italia, uno dei luoghi che nel mondo fanno da sfondo all'immaginario collettivo nutrito dalla globalizzazione a colpi di immagini televisive e siti Internet. Ma la realtà è tragicamente diversa dalla fantasia di chi ha in mente Tosca e Cavaradossi: pauroso abbandono, transenne cadenti, sistemi elettrici manovrabili da chiunque, collezioni di antiche armi da fuoco devastate, estintori privi di manutenzione da anni, persino i plastici storici della Mole Adriana semidistrutti. Sappiamo tutti molto bene come, nonostante i mille tentativi di riforma, il ministero per i Beni e le attività culturali non sia ancora riuscito a garantire una autentica autonomia a quei grandi musei italiani che solo virtualmente «producono reddito» grazie alla straordinaria quantità di visitatori: i ricavi si disperdono nel magma ministeriale e finanziano tutto, cioè il nulla. E questo è il primo elemento di analisi da cui partire. Ma è difficile non porsi altri interrogativi. Primo. Possibile che nessuno sia intervenuto fino a oggi, almeno per rimediare a quei guasti medio-piccoli (lo sportello dell'impianto elettrico, per esempio, o le vetrine che proteggono i plastici)? Secondo. Da anni le condizioni di Castel Sant'Angelo preoccupano: nessuno ha immaginato un piano straordinario? Terzo. Vista la situazione, perché mai la Mole Adriana continua a ospitare mostre temporanee (non sempre di straordinario livello) o simposi e seminari (non sempre indispensabili)? Tutto questo non contribuisce ad aggravare il disastro? Quarto. Possibile che non si sia riusciti, dopo mille annunci, a liberare i fossati da «abitazioni clandestine» che tuttora resistono? Sia la Caritas che il Campidoglio sono impegnatissimi sul fronte dei senza fissa dimora: ovviamente non c'è da reprimere ottusamente, solo da sanare una situazione nell'interesse della collettività e della sua sicurezza. La parola passa al ministero ora affidato a Rocco Buttiglione e al vertice del Polo museale romano. Sappiamo molto bene quanto sia facile gridare allo scandalo scrivendo un semplice articolo e quanto sia invece complesso e faticoso individuare soluzioni concrete in un'Italia che continua a non far aumentare la quota di bilancio statale indirizzata alla tutela del nostro patrimonio. Ma una cosa è certa. Nessun altro ornamento accessorio (la migliore delle estati romane, per esempio) potrà mai cancellare lo sfregio strutturale a Roma che qui oggi documentiamo. II sindaco Walter Veltroni è giustamente orgoglioso per la continua crescita del turismo (anche americano) nella nostra città. Gran parte del merito è attribuibile a un'amministrazione che fa della proposta culturale un punto di forza. Ma ogni ottimo proposito si può frantumare di fronte alle prossime macerie di un grande monumento come Castel Sant'Angelo. Forse ci vuole davvero coraggio: chiudere tutto, restaurare, pianificare una Soprintendenza autonoma sul modello di Pompei. Ma Roma saprà (anzi: potrà rinunciare così a lungo al suo Castello?