Tra le tante eredità alcune delle quali positive dell'era Veltroni-Melandri, ce n'è una di cui sarebbe ora di sbarazzarsi: le soprintendenze speciali per i "poli museali" di Roma, Firenze, Napoli e Venezia. Quella riforma fu a suo tempo duramente contestata dagli addetti ai lavori, perché contraria a tutta la tradizione italiana e allo spirito delle nostre leggi di tutela, che collegano strettamente museo e territorio. Per dirla in soldoni, se fino a ieri il Soprintendente di Firenze controllava gli Uffizi e il territorio, e quindi poteva spostare un quadro da una chiesa che veniva chiusa al museo, o viceversa, adesso il soprintendente dei musei è persona diversa (con amministrazione diversa) da quella che sovrintende al territorio, e il rapporto fra le due amministrazioni è faticoso e paralizzato da mille pastoie burocratiche. Queste sono cose note nell'ambiente: ma ora si cominciano a vedere i frutti avvelenati di quella riforma, che sarebbe più corretto definire controriforma. Eccone una: le varie soprintendenze hanno accumulato nel corso dell'ultimo secolo enormi e preziosi archivi fotografici. Quello romano di Palazzo Venezia, ad esempio, riguarda la giurisdizione della vecchia soprintendenza (che abbracciava l'intero Lazio, capitale inclusa, e compresi ovviamente i musei). Lo stesso a Firenze, Napoli e Venezia. Con la creazione dei «poli museali», che succede? Gli archivi fotografici sì staccano dai loro musei, e vengono affidati alla soprintendenza territoriale; oppure (alternativa, se possibile, ancora peggiore) vengono smembrati, e di conseguenza dovrebbero essere riorganizzati, ma per mancanza di fondi rischiano di restare chiusi per anni. Così agonizza l'archivio fotografico di Palazzo Venezia, perché la soprintendenza che lo gestisce non ha i quadri, e la soprintendenza che ha i quadri non ha le foto; l'archivio è inoltre diventato del tutto inaccessibile, non si sa bene chi se ne deve occupare. È un 'enormità che non è mai apparsa sui giornali, ma che ha destato già allarme fra gli storici dell'arte: Jennifer Montagu (del Warburg Institute) ha lanciato un appello internazionale, chiamando questa situazione "un nonsenso burocratico". Vi hanno aderito un centinaio di storici dell'arte di tutto il mondo, fra cui l'intero staff scientifico della Bibliotheca Hertziana, che stando a Roma conosce bene la situazione. Naturalmente l'unica soluzione sensata sarebbe cancellare gli assurdi "poli museali": siamo sicuri che il ministro Urbani ci stia appunto pensando, rimediando così a una scelta sbagliata dei suoi predecessori, dietro lo pseudonimo Ulrich si cela un alto funzionario dei Beni Culturali
Quelle foto disperse tra i poli
La riforma dei "poli museali" introdotta durante il governo di Veltroni-Melandri ha portato a una situazione burocratica complessa e paralizzante. Le varie soprintendenze hanno accumulato enormi archivi fotografici, ma con la creazione dei poli museali, questi archivi sono stati smembrati e sono stati affidati alla soprintendenza territoriale o sono rimasti chiusi per mancanza di fondi. L'archivio fotografico di Palazzo Venezia è un esempio di questa situazione, che ha destato allarme tra gli storici dell'arte. Un centinaio di storici dell'arte di tutto il mondo hanno lanciato un appello internazionale per risolvere questa situazione burocratica.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo