Arrivano dagli Stati Uniti all'estremo Oriente, da ogni parte d'Europa e da tutti e cinque i continenti per essere lì, nella famosa Sala del Botticelli. E una volta finalmente di fronte alla Nascita di Venere o alla maestosa Primavera , uno scatto svogliato con lo smartphone e via, avanti al prossimo clic. «Come le fotografie dei piatti al ristorante: ma chi le riguarderà mai, a casa? In questo modo si comportano oggi i turisti agli Uffizi, invece di osservare scattano una fotografia per esprimere gradimento: come mettere un cuoricino sui social. Ed è proprio la tecnologia che sta cambiando profondamente sia modalità di fruizione dell'arte che il comportamento del viaggiatore». Commenta così il direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike Schmidt questa rivoluzione digitale, che obbliga a una riflessione sulla funzione stessa del museo e sull'identikit del turista contemporaneo. L'occasione si presenta nel dicembre 2017 quando sul Corriere Fiorenti no legge dell'artista Giacomo Zaganelli, che con l'esposizione al Moca di Taipei (Taiwan) ha acceso i riflettori sulla questione più che mai urgente del nuovo turismo di massa a Firenze; decide perciò di dare spazio al suo messaggio all'interno del percorso museale, quel tragitto percorso da milioni di visitatori ogni anno. Riflessione, provocazione, testimonianza sul fenomeno globale dello smartphone come filtro tra l'occhio e la realtà: è la mostra Grand Tourismo , da oggi al 14 ottobre nel punto di snodo del primo piano, la sala 56 del primo piano che ospitava i marmi ellenistici, ora al Verone. Una lunga panchina e tre video: Everywhere but Nowhere , Illusion e Uffizi Oggi . Se i primi due, esposti già a Taipei, documentano episodi cittadini di isolamento da cellulare e grottesche pose da selfie, l'ultimo entra proprio dentro il museo: in un giorno qualsiasi di luglio Giacomo Zaganelli ha lasciato una videocamera davanti ai capolavori del Botticelli, riprendendo la marea incessante delle istantanee mordi e fuggi dei turisti. «Il titolo gioca sul cambiamento del flusso turistico a Firenze, dal Grand Tour romantico ai tour operator che propongono il folle pacchetto L'Europa in una settimana», sono le parole dell'artista fiorentino, già autore di importanti progetti «in patria» come la rivisitazione in chiave verde di Piazza Ghiberti nel 2008. «L'unico interesse oggi è documentare la propria presenza: nessuna curiosità, nessun coinvolgimento reale, solo autorappresentazione virtuale. Ciò crea un esercito di zombie che, con lo sguardo perso nel vuoto, invade la città distruggendola». La reazione del pubblico è ancora tutta da scoprire: ne coglierà il senso, o approfitterà delle panchine per scorrere gli aggiornamenti di Instagram? Magari proprio sulla pagina delle Gallerie degli Uffizi, che vanta numeri da influencer: più di 150 mila seguaci, aumento medio giornaliero di 250 contatti, venti per cento in più al giorno rispetto all'anno precedente, con una media di 3.467 like a post. Una contraddizione? «La tecnologia è anche strumento di conoscenza conclude Eike Schmidt In questo caso, una modalità inedita di declinare la lezione latina del docere, movere, delectare».