Antonia Ida Fontana ex direttrice della Biblioteca Nazionale Caro direttore, i compiti delle Biblioteche Nazionali, pur nelle diversità storiche, culturali ed economiche dei vari Paesi, sono chiaramente individuati dalle linee guida dell'Unesco. Il fondamentale servizio agli utenti in sede è in realtà la funzione minore, se la confrontiamo con il compito essenziale di archivio della memoria del nostro Paese e luogo dove reperire le fonti della nostra identità. La Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, insieme alla gemella romana, ha quindi il dovere di raccogliere, conservare e far conoscere le testimonianze scritte della nostra cultura, nell'ottica di tramandare anche alle future generazioni la memoria della nostra civiltà. Garantire ai lettori di oggi e di domani l'accesso a quanto perviene ogni anno per deposito legale da parte degli editori significa verificare, registrare, catalogare e collocare nei magazzini circa 70.000 volumi e centinaia di migliaia di numeri di riviste e di quotidiani, un materiale che richiede annualmente circa due chilometri di scaffali. La conoscenza della nostra produzione editoriale deve essere assicurata anche internazionalmente mediante la produzione della Bibliografia Nazionale, che prosegue in formato elettronico il Bollettino avviato nel 1886. La Biblioteca Nazionale, che rappresenta la cultura italiana nella tradizione e nella contemporaneità, deve farsi carico di tutta la produzione editoriale, ivi compresa quella prodotta in digitale, che pone nuovi problemi tecnologici, legali e tecnici per la raccolta, la catalogazione, la fruizione e soprattutto la conservazione nel tempo delle risorse elettroniche. Sin dalla fine dello scorso secolo la Biblioteca, consapevole della sempre maggior importanza dell'informatica, ha avviato studi e sperimentazioni in collaborazioni internazionali ed europee. La ricerca in campo biblioteconomico a sostegno dell'intero sistema bibliotecario italiano, la produzione di strumenti per l'organizzazione del sapere, quali il Nuovo Soggettario, servizi innovativi ad un'utenza che si attende di trovare in Internet le opere digitalizzate, la conservazione e ove occorra il restauro dell'immenso patrimonio antico e moderno (talora è quest'ultimo il più fragile), la cooperazione internazionale richiedono un personale altamente specializzato e anche la disponibilità dei vecchi bibliotecari ormai in pensione a trasmettere quanto non si impara sui libri ma per affiancamento. Auspico che il ministro per i Beni culturali, conoscendo la vastità dei compiti della Nazionale, operi rapidamente per reintegrare l'organico, portandolo a circa 500 unità (che sarebbe comunque quasi un quinto del personale delle consorelle biblioteche nazionali di Francia, Inghilterra o Germania).