Trento e Bolzano aprono a Stefani. Gilmozzi: «Più infrastrutture». Mussner : «Occorre un piano comune» L'annuncio del ministro delle autonomie Erika Stefani di organizzare gli stati generali della montagna a settembre è stato accolto con favore da parte di entrambe le province di Trento e Bolzano. Da Trento si auspicano più investimenti strutturali in diversi ambiti per tenere vive le zone montane, da considerare luoghi di vita e non solo mete turistiche. Da Bolzano la speranza è che gli stati Generali siano un'opportunità per lanciare un piano comune interprovinciale e interregionale per la montagna che non si limiti a una cooperazione una tantum tra due territori. La Sat, invece, richiama l'attenzione sulla necessità di tenere conto delle differenze soprattutto sulle emergenze paesaggistiche. TRENTO. L'annuncio del ministro delle autonomie Erika Stefani di organizzare gli stati generali della montagna a settembre è stato accolto con favore da parte di entrambe le province di Trento e Bolzano. Da Trento si auspicano più investimenti strutturali in diversi ambiti per tenere vive le zone montane, da considerare luoghi di vita e non solo mete turistiche. Da Bolzano la speranza è che gli stati Generali siano un'opportunità per lanciare un piano comune interprovinciale e interregionale per la montagna che non si limiti a una cooperazione una tantum tra due territori. L'obiettivo degli stati generali della montagna è quello di avviare dei tavoli di discussione in cui tutti coloro che si occupano di questo tema potranno essere ascoltati e trovare un accordo. Il suo assessorato, fa sapere Mauro Gilmozzi, titolare dell'ambiente in Provincia di Trento, non è ancora stato contattato, ma agli Stati generali della montagna guarda già con favore: «La montagna merita l'attenzione nazionale e anche europea» sostiene. A corollario, tre o quattro precisazioni: «La priorità deve essere una montagna abitata, a difesa e tutela del territorio» osserva l'assessore. «Perché precisa i monti non sono solo luoghi di straordinaria bellezza e giacimenti di risorse naturali, ma sono uno spazio di vita». Vien da sé che per abitarci occorre trovarvi «lavoro e qualità della vita, sulla base di standard competitivi con altre aree urbanizzate». Ecco allora che a rendersi necessari sono «investimenti strutturali spiega Gilmozzi ma anche in conoscenza, formazione, innovazione tecnologica, nel turismo, nell'agricoltura di montagna, nell'artigianato e nell'industria di nicchia, nei servizi alla persona e nelle attività culturali». Ma soprattutto «è decisiva una rete di servizi in campo scolastico, sanitario, pubblici in generale».Per Gilmozzi, inoltre, «in un territorio alpino la città è centrifuga, decentra i servizi, costruisce reti e forme di cooperazione diffusa: nelle regioni a statuto speciale in cui si applica questo modello la montagna è ancora vissuta e popolata». Infine, l'autonomia: «È importante promuoverla come forma di governo dei territori di montagna, anche oltre i confini delle province a statuto speciale conclude in questo senso servono competenze ed eque risorse finanziarie, adatte a interpretare la diversità del territorio montano». Riguardo agli stati generali della montagna a Bolzano c'è molto entusiasmo e attesa. «Trovo che sia estremamente positivo organizzare eventi del genere per confrontarsi e trovare insieme i modi migliori per risolvere i problemi esistenti», dichiara Florian Mussner, assessore alla cultura ladina, al patrimonio e alla mobilità. Per Mussner le regioni di montagna necessitano di una visione globale. «Ci vuole un piano comune, che sia interprovinciale e interregionale . Se si avanza insieme si è più forti. Le Dolomiti sono Patrimonio dell'Umanità: questo è un'onore, ma deve tradursi in un maggiore impegno. Partendo da quello che stiamo già facendo spiega dobbiamo sforzarci di aumentare al cooperazione e le strategie comuni. La collaborazione deve andare al di là di alcuni interventi puntuali, come quello del Passo Sella». Se deve pensare a interventi mirati per l'Alto Adige Mussner spera che in futuro venga migliorata ancora la mobilità in montagna: «Più funivie, con forme di energia alternativa e sostenibile e prezzi ridotti»