Il complesso è composto di due ambienti per la lavorazione del vino e di due stanze gemelle per la raffinazione. Accanto un'altra sala, il «ninfeo del vino» Le fontane che danno vino non potevano apparire che qui: sull'Appia Antica. La scoperta è stata fatta dagli archeologi qualche mese fa all'interno della villa dei Quintili, sopra a quello che era il circo di Commodo nel pieno del parco. Sulle torrette dei carceres (gabbie di partenza dei carri per le corse nel circo) è stato rinvenuto un impianto per la produzione, conservazione e degustazione del vino - prodotto con le uve del vigneto del circo - di oltre 800 metri quadri. Il complesso del III secolo dopo Cristo è composto di due ambienti per la lavorazione del vino e di due stanze gemelle per la raffinazione. Il Ninfeo del vino Accanto un'altra sala, il cosiddetto «ninfeo del vino»: il liquido prodotto dal mosto dell'uva, dopo essere passato attraverso vaschette di decantazione, fluiva attraverso fontanelle all'interno di nicchie in canali di marmo che portavano ai dolia ovvero contenitori molto grandi di terracotta nascosti sottoterra dove veniva conservato e miscelato con varie essenze. «Un sistema che possiamo considerare come un'enoteca di Roma antica - spiega Giuliana Galli, archeologa, che ha lavorato al ritrovamento -. Per noi quest'ultima è stata una scoperta davvero incredibile. Ci sarebbe ancora molto da scavare, ma i fondi per questo cantiere purtroppo sono terminati». L'archeologa indica un cumulo di terra molto vasto vicino ai reperti scavati che per ora resterà tale. «Noi però non demordiamo, non ci fermeremo - precisa la direttrice del parco Rita Paris -. Dobbiamo assicurare alle nuove generazioni il recupero e la messa in sicurezza di queste aree archeologiche». L'ampliamento del parco Il parco archeologico si amplierà ancora di 4o ettari quando saranno terminate le ricerche che riguardano la villa dei Sette Bassi, il sito che nasconde sottoterra una città ancora da scoprire. In assenza di finanziamenti statali il parco ha stretto accordi con l'Istituto archeologico germanico, con le università La Sapienza e Tor Vergata e con quella del Salento. «Ci aspettiamo molto da questo sito, con mezzi stratigrafici messi a disposizione dall'Istituto germanico abbiamo visto che sottoterra ci sono meraviglie che ci aspettano», conclude Paris. In vent'anni l'Appia Antica ha nettamente aumentato la sua offerta monumentale grazie al lavoro dei funzionari e degli archeologi, dei restauratori e delle maestranze della Soprintendenza speciale prima, ora confluiti nel parco archeologico dell'Appia antica. Il sistema da creare Tremila e seicento ettari di parco, sedici chilometri di strada antica sono stati affrontati con un enorme lavoro scientifico soprattutto se si pensa che fino al 2000 non c'era neanche un monumento aperto. Ora la Regina viarum offre - oltre al suo percorso monumentale e paesaggistico, alle statue, ai reperti posti sulla via che si fondono con l'agro romano e alle attività agricole - la tomba di Cecilia Metella; la villa dei Quintili e il suo parco; il complesso di Capo di Bove che nella struttura ha una mostra stanziale sulla storia dell'Appia antica e l'archivio Cederna e all'esterno due vasche termali romane con mosaici pregevoli, salvati al continuo passaggio dei Suv degli ex-proprietari della villa; il restauro completo del complesso di Santa Maria Nova, con i casali e le vasche con mosaici romani collegato alla villa dei Quintili e più in là verso la Tuscolana l'antiquarium di Lucrezia Romana. «Certo è importante creare al più presto un sistema per raggiungere tutte queste bellezze che offriamo - spiega Paris - perché sono lontane le une dalle altre e non c'è un mezzo pubblico che porti da un sito a un altro».