Un nuovo testo unico per la Cultura. È quello nato dopo un lungo iter in senso alla giunta Regionale. Che mette ordine e innova. Ma quello di cui va più fiera l'assessora Antonella Parigi è che «l'abbiano votata tutti gli schieramenti politici perché questo significa che, di fronte a un progetto condiviso, i diversi punti di vista possono trovare una sintesi». In seconda battuta Parigi è soddisfatta per l'iter del disegno di legge: «È il frutto di un percorso condiviso e anche questo è un approccio innovativo dell'amministrazione pubblica che non è più l'unico soggetto a decidere ma si pone in ascolto delle esigenze dei cittadini e dei privati in un'ottica che allontana la sussidiarietà e si apre alla co-progettazione». Sì, perché la legge, che di suo ha già il pregio di aver abrogato 28 leggi regionali, «Nasce sottolinea Parigi di un intenso e articolato percorso di confronto con gli operatori e con le associazioni di categoria, in particolare nel corso degli Stati generali della cultura del 2016. Il testo unico approvato martedì scorso costituisce la sintesi della grande mole di contributi emersi dal dibattito che non solo ha accompagnato gli Stati generali, ma anche la successiva discussione in Consiglio regionale. Una norma nuova ma nella quale confluiscono venendo superate e sviluppate le previsioni normative che erano finora contenute in decine di leggi distinte». Ma il sostanziale cambio di paradigma è la messa in sicurezza dei fondi destinati alla cultura perché la programmazione avrà carattere triennale, a partire da gennaio 2019 quando entrerà in vigore la legge. «Un programma sottolinea Parigi che definisce obiettivi, priorità strategiche, linee guida di intervento, a cui si affianca una coerente programmazione pluriennale delle risorse, con la costituzione di un nuovo Fondo per la cultura, articolato in spesa corrente e spesa per investimenti. Strumenti, questi, essenziali per dare al comparto culturale certezza di risorse sul medio periodo, sulla base delle quali poter progettare le proprie attività». L'apertura ai privati è l'altro grande aspetto innovativo della legge che sottolinea l'assessore Parigi: «Attraverso il Piano triennale e il Fondo per la cultura diamo maggiore solidità e certezze al settore, valorizzando il ruolo e le professionalità degli oltre 84mila operatori attivi sul territorio regionale». I dati del 2017 dicono infatti che le imprese culturali in Piemonte sono oltre 21 mila (62 nel torinese) che han visto aumentare i loro addetti del 3,6. Antonella Parigi è infatti convinta che il lavoro fatto è stato riconoscere soprattutto il valore delle filiere, come quelle delle librerie e del cinema: «Oggi le librerie sono dei veri e propri presìdi sociali». E anche il riconoscimento che la cultura è generatrice di un significativo valore economico: «Basti pensare sottolinea ancora Parigi a tutte le aziende creative sul nostro territorio». Nei primi articoli della legge viene infatti ridefinito il ruolo della cultura: non solo salvaguardia della tradizione materiale e immateriale ma anche motore di sviluppo per il singolo e la comunità. «Per questo perseguiamo la candidatura del tartufo a bene immateriale così come quella del merletto valsesiano precisa Parigi perché abbiamo riconosciuto il paesaggio e l'enogastronomia come peculiarità del nostro territorio».