Già 3 mila persone hanno scelto la basilica bergamasca come luogo del cuore del Fai Dice la leggenda che fu fondata dalla regina longobarda Teodolinda, in memoria di una figlia adolescente sepolta qui. Dice invece il suo aspetto attuale che si tratta di una basilica romanica, infatti il primo documento che la cita risale all'anno 1129. Parliamo della Basilica di Santa Giulia a Bonate Sotto, provincia di Bergamo, in questi giorni all'onore delle cronache grazie al censimento dei «Luoghi del Cuore» Fai: questo edificio sacro, poco noto e misterioso, è volato in testa alla classifica provvisoria delle segnalazioni in Lombardia con 3.760 voti. E dire che l'iniziativa Fai, giunta nel 2018 alla nona edizione e sostenuta da Intesa Sanpaolo, è solo all'inizio: si potranno esprimere le proprie preferenze fino al 30 novembre sul sito www.fondoambiente.it. A due mesi dal lancio dell'operazione i siti segnalati in tutta Italia sono già più di 20mila e i voti complessivi quasi 300mila: evidentemente sempre più persone ritengono che questo sia uno strumento efficace per mettere in sicurezza monumenti a rischio e promuoverne la valorizzazione. Non si tratta più solo di vincere i finanziamenti per i restauri, ma anche di conquistare visibilità, come sta accadendo a Bonate: la basilica è stato riaperta al pubblico, tutti i giorni ore 8.30-19, e proprio stasera alle 21, in occasione dell'eclissi di luna, il Fai Giovani di Bergamo vi organizza una visita guidata notturna da prenotare al tel. 035.499.60.28. Domenica 5 agosto poi Santa Giulia sarà il suggestivo scenario per uno spettacolo ispirato al 27esimo canto dell'«Inferno» dantesco. Edificio misterioso, si diceva, non solo per le origini ancora avvolte nel buio ma anche per come si presenta: dimensioni monumentali ma struttura incompiuta, o forse sopravvissuta solo in parte a distruzioni di epoca medievale. Restano tre ampie absidi con archetti pensili e una sola campata, squisita la fattura dei capitelli romanici interni, copertura e affreschi che risalgono al XVIII secolo. Intorno è sorto nel tempo un piccolo camposanto di campagna, tra terreni coltivati, siepi e boschi.