Il Museo del Marmo raccoglie oggi un'ottantina, all'incirca, di reperti archeologici romani; altrettanti, all'incirca, sono però ancora sparsi tra le cave carraresi. A farlo notare - chiedendo che questi reperti vengano prontamente portati al museo di viale XX Settembre - è la filiale apuana dell'associazione Italia Nostra che ieri (lunedì) ha portato la questione della "Tutela archeologica per i materiali marmorei d'epoca romana attualmente depositati presso diverse cave a Carrara" (come recita l'oggetto della lettera spedita dall'associazione a Palazzo Civico) direttamente in commissione consiliare politiche per il marmo. Snocciolano numeri e citano l'ordinanza del sindaco Marchetti (datata 3 febbraio 1989) Mario Venutelli ed Enrico Dolci, rispettivamente presidente della sezione locale di Italia Nostra il primo, ex docente dell'Accademia di Belle Arti, socio dell'associazione, ideatore del Museo del Marmo ed esperto del tema, il secondo.«Questi semi-lavorati antichi da anni non vengono portati al Museo del Marmo. Dovete intervenire al più presto per evitare che questo patrimonio unico in Europa del nostro territorio vada disperso; abbiamo già perso troppe cose», hanno spiegato, sottolineando che l'ordinanza Marchetti - quella che «ordina ai proprietari di cave, ai titolari di concessioni, livellari e conduttori di attività estrattiva a qualsiasi titolo» di comunicare al settore marmo l'eventuale «rinvenimento di oggetti attinenti l'archeologia, l'arte, la storia della tecnica, la numismatica e, in generale, la storia del territorio e della città» - è ancora «vigente»; «inoltre - hanno aggiunto - c'è la legge nazionale del 2004 sui beni culturali». Quindi «o annullate l'ordinanza, ma rimarrebbe sempre la legge nazionale, oppure agite di conseguenza». La prima fase sarebbe quella del recupero di questi reperti archeologici che - secondo il parere di Italia Nostra - dovrebbero essere portati presso il Museo del Marmo e che, sempre da verifiche dell'associazione - scrivono nella lettera - «risultano esistenti» principalmente in una dozzina di cave. Per la seconda fase, dopo l'intervento di tutela, si deve passare alla catalogazione.Qui, invece, si potrebbe aprire al coinvolgimento del Liceo Artistico; in questo senso erano presenti alla seduta anche la dirigente scolastica dell'Istituto Anna Rosa Vatteroni e Tiziana Corbani (per l'alternanza scuola-lavoro). «Ci sono giunte - ha detto l'assessore al marmo Alessandro Trivelli - un paio di comunicazioni nell'ultimo anno. La direzione è quella di confermare l'ordinanza Marchetti e di sottolineare che l'attenzione da parte nostra c'è. I motivi per cui questi reperti sono sempre lì sono di due tipi: sia logistici sia economici. Sono molti e oltre al Museo del Marmo bisognerà individuare anche un'altra area; dobbiamo ragionare anche sui costi: li troveremo, ma non sono di poco conto». .