Otto anni fa l'arrivo delle presunte reliquie del maestro sul veliero di Previti, oggi il nuovo sindaco boccia "il museo dei cloni" Un brindisi davanti alla tomba. Con una singolare cerimonia, all'imbrunire dello scorso 18 luglio gli ex amministratori di Monte Argentario appena finiti all'opposizione si riuniscono al mausoleo da loro stessi voluto che a Porto Ercole custodisce le (presunte) reliquie di Michelangelo Merisi, qui (forse) morto il 18 luglio 1610. Bollicine per celebrare un anniversario di morte e invocare clemenza per un condannato a morte. Il condannato è il megaprogetto che avrebbe dovuto trasformare definitivamente Porto Ercole nella "Città del Caravaggio": dopo il mausoleo un museo, in cui esibire ancora pezzi del Merisi ma stavolta di sicuro "non autentici", riproduzioni digitali dei suoi capolavori. Un progetto sul quale il sindaco uscente Arturo Cerulli (centrodestra) aveva messo l'impegno di due mandati, un milione e 250mila euro, uno degli edifici pubblici più importanti del paese e una bella fetta di campagna elettorale per l'erede designata, la già vicesindaca Priscilla Schiano. Uno sforzo che ora i "nuovi venuti" si apprestano a cancellare. Il voto del 10 giugno 2018, infatti, boccia la Schiano e promuove Franco Borghini, candidato di una civica sostenuta da una parte del Pd, nel cui programma c'è lo stop al museo dei cloni caravaggeschi. Lo farà davvero? Gli ex amministratori gli chiedono di ripensarci, ma il verdetto è dietro l'angolo. Ennesimo possibile colpo di scena in una storia "straordinaria" fin dal suo inizio. Dal 2009 a oggi dieci anni di avventure che sembrano sceneggiature di film, in bilico tra un documentario scientifico della Bbc e "Totò truffa", a seconda del punto di vista. Un intreccio nel quale compaiono qua e là pure pezzi grossi del Vaticano e delle varie Repubbliche. A suo modo, uno spaccato di storia d'Italia. Tutta italiana, per esempio, è la "miccia" che dà fuoco alle polveri: un anniversario tondo, i 400 anni della morte di Caravaggio, atteso per il 18 luglio 2010 e che come sempre nel nostro Paese attizza i più disparati appetiti progettuali. Che il Merisi potesse essere morto, malato, a Porto Ercole, è ipotesi da sempre. Tant'è che nel borgo dell'Argentario un piccolo monumento al Caravaggio c'era da tempo. A fine 2009 però, con l'avvicinarsi del 400, esplode nel paesello un'insolita caravaggiomania. Spuntano inedite testimonianze di chi, d'improvviso, ricorda e racconta di aver visto disseppellire i resti del Merisi a Porto Ercole. E dopo pochi giorni si scopre che a Roma è già costituito un Comitato nazionale (c'è anche il sottosegretario della Pontificia Commissione per i beni culturali) pronto a salire a Porto Ercole per trovare le ossa di Caravaggio, sciogliendo così un enigma durato secoli. Guidata dal giornalista e scrittore Silvano Vinceti, "l'Indiana Jones dei tempi moderni", la spedizione si insedia in paese e in un batter di ciglia sa dove cercare, cerca e trova, tra centinaia di scheletri sepolti in una cripta. Alla stessa velocità, intanto, vengono individuati a Caravaggio, paese natale del Merisi in provincia di Bergamo, i (presunti) discendenti del maestro oggi viventi, sui quali confrontare il dna estratto dalle ossa. «Sono sue o non sono sue?»: laboratori e università indagano e come in ogni buon film la risposta arriva in extremis: il 17 giugno 2010, a un mese dall'anniversario, Vinceti annuncia: «Sono le ossa di Caravaggio». Certezza all'85 per cento, precisa poi. Ma tanto basta. Sono gli anni d'oro del governo Berlusconi e il 4 luglio la teca con le reliquie del genio "torna" a Porto Ercole sbarcata dal Barbarossa, il veliero d'epoca di Cesare Previti, e accolta in pompa magna dagli stati maggiori del centrodestra nazionale. Manca solo la Lega: in quei giorni Matteo Salvini, eurodeputato del Carroccio, pretende che le reliquie del "lumbàrd" Michelangelo Merisi siano restituite alla Lombardia, a Milano. Ma a quei tempi conta poco: la teca va all'Argentario, al quale le collezioni del Quirinale prestano persino un originale del Caravaggio il San Giovannino che resterà esposto un mese nella chiesa di Sant'Erasmo per la gioia di quarantamila visitatori, tra i quali il ministro Brunetta. Spenti i riflettori del 400 il San Giovannino torna a Roma, le ossa si parcheggiano in una banca, Cerulli e Vinceti rilanciano la Città del Caravaggio. Vinceti invoca la costruzione di un mausoleo tutto nuovo per la degna sepoltura del maestro e il 18 luglio 2014 il mausoleo (spesa 60mila euro, discutibile gusto) s'inaugura: «solo il primo tassello» di un grande percorso, prossima tappa il "museo delle copie". «Siamo contrari a una mostra di falsi quadri», dice però oggi il nuovo sindaco Borghini. Che laddove il suo predecessore immaginava il museo, punta a far nascere un centro diurno per anziani. Mettendo la parola fine a uno spericolato film durato dieci anni.