Ripartire dalle basi. Dall'impegno e dall'amore per lo studio che è anche fatica. Coltivare un doveroso senso di responsabilità ed essere tempestivi nel sostenere l'enorme patrimonio di civiltà che rappresenta la Biblioteca Nazionale. È l'idea di Sandra Bonsanti, giornalista e figlia di quell'Alessandro Bonsanti che dal 1941 fu direttore di un altro luogo simbolo della cultura italiana come il Gabinetto Vieusseux, per rilanciare la Nazionale. «Non esistono formule magiche continua Bonsanti basta partire da quello che già esiste. In altre parti del mondo in modo più deciso si sta assistendo ad una lenta riscoperta di una dimensione che il presente futuro tecnologico credevamo avesse azzerato e invece torna ad essere appetibile. Partiamo da questi valori, dal fatto che la biblioteca è un luogo di aggregazione e scambio di sentimenti come di opinioni e di giudizi. Perché la biblioteca è prima di tutto una questione umana». Una visione non certo rivoluzionaria quella della Bonsanti che però aggiunge: «Io credo che per dare vitalità a luoghi incredibili come la Nazionale si debba sfruttare il collegamento con le varie biblioteche del mondo. Mio padre direttore del Vieusseux già negli anni 50 e 60 aveva capito il potenziale della condivisione dei saperi come punto di contatto con i giovani, gli studenti. Oggi anche grazie alle tecnologie si possono rendere possibili i collegamenti tra gli archivi e quindi garantire uno scambio con biblioteche importanti internazionali come quella di New York». Ma la Nazionale, dice l'ex direttrice del Tirreno, «conosce bene questi meccanismi. Non serve che gli operatori facciano cose diverse da quelle che già fanno. Incoraggiamoli però».