La scrivania da due milioni Esposta a New York e poi sparita. Restituita da un privato I Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Torino, dopo un'accurata indagine, hanno recuperato una scrivania a doppio corpo con pregiati intarsi di avorio e madre perla, scomparsa nel secondo dopoguerra dal territorio nazionale e considerata uno dei maggiori capolavori del piu' importante maestro ebanista del periodo sabaudo, Pietro Piffetti Nel 1768 fu pagata 2 mila 500 lire dai contabili di Casa Savoia e oggi vale più di 2 milioni di euro. La preziosissima scrivania a doppio corpo riportata a Torino dopo 70 anni dai carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale è una delle ultime opere realizzate dal maestro ebanista Pietro Piffetti e fu commissionata per l'appartamento del duca Benedetto Maurizio del Chiablese. Per quasi due secoli è rimasta a Palazzo Chiablese, ma nel 1956 è stata esportata illegalmente all'estero. Da allora seguirne le tracce è stato molto complicato: di certo è «passata di mano» molte volte ed è stata addirittura esposta al Metropolitan Museum di New York. Dal 1996 il capolavoro progettato dall'architetto Benedetto Alfieri è letteralmente sparito dalla circolazione, ma, grazie a una meticolosa indagine, gli investigatori del Ntpc sono riusciti a individuare l'ultimo proprietario, che aveva acquisito in buona fede la scrivania dopo lo scioglimento di una società. Il collezionista, che rischiava di essere indagato, ha accettato di restituire l'opera d'arte allo Stato italiano e presto il capolavoro del Piffetti verrà esposto nella Reggia di Venaria prima di tornare definitivamente a Palazzo Chiablese. «Vedere le cinque casse che compongono questo mobile, risalire lo scalone di Palazzo Chiablese per tornare a casa, è stata una grande emozione», ha commentato soddisfatta la soprintendente Luisa Papotti, che aveva dato il via all'inchiesta segnalando la mancata esposizione del mobile in occasione di una recente mostra dedicata ai capolavori di ebanisti piemontesi. I carabinieri hanno accertato che le uniche immagini disponibili della scrivania erano vecchissime fotografie d'archivio e hanno ricostruito la storia dell'opera, miracolosamente scampata ai bombardamenti alleati durante la Seconda Guerra Mondiale. Nel 1947 Palazzo Chiablese divenne proprietà del Demanio e gli arredi furono oggetto di una lunga battaglia legale tra lo Stato e i duchi di Genova, che riuscirono a ottenerne la proprietà e a vendere successivamente la scrivania a un privato. Secondo i carabinieri, coordinati dalla Procura di Torino, quel mobile non poteva però essere portato all'estero e invece venne venduto prima in Francia e poi in Svizzera. A gennaio è stata avviata un'indagine per esportazione illecita e sono stati sentiti fra gli altri anche due antiquari che hanno confermato il passaggio a una collezione privata europea e l'esposizione al «Met» fino al 1996. L'inchiesta ha consentito di dimostrare che la preziosa scrivania, decorata con intarsi in avorio e madreperla e dotato di soli due piedi di appoggio, fu espressamente concepita e disegnata per essere collocata in un piccolo vano degli appartamenti ducali di Palazzo Chiablese, a Torino. Quindi doveva essere considerata una «perfetta integrazione dell'apparato decorativo della sala, legata alla boiserie su cui poggiava il corpo inferiore a ribalta, mentre un'alta nicchia muraria era stata tagliata a misura per contenerla». «Questo particolare spiega il tenente colonnello Silvio Mele, comandante del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale ha confermato l'imprescindibile legale del bene all'immobile demaniale e quindi l'appartenenza allo Stato italiano». Mario Turetta, direttore del Consorzio delle Residenze Reali Sabaude si augura che la scrivania possa essere esposta al pubblico in tempi brevi: «Chiediamo che questo bene di incredibile valore non rimanga nascosto al pubblico conferma Turetta ora il mobile verrà portato al centro di restauro della Reggia di Venaria. Speriamo di poterlo esporre nel percorso di visita, come segno di onore al genio di Piffetti e a coloro che ne hanno permesso la restituzione. I fondi ci sono già, sia per restaurarlo che per esporlo». Se il restauro si completerà in tempi brevi la scrivania di Piffetti potrebbe «debuttare» a Venaria già nel periodo natalizio per poi fare ritorno a Palazzo Chiablese.