Viene chiusa in questi giorni l'unica buca su una strada di Roma che merita di essere tenuta aperta e ampliata. È quella degli scavi su affascinanti, e ancora misteriose, costruzioni e decorazioni che risalgono a periodi compresi tra il primo e il quarto secolo dopo Cristo. Questa buca si trova in via Capoprati, la pista ciclabile al di sotto del Lungotevere vicino Ponte Milvio usata anche per correre e passeggiare. Abituati ormai a vedere immondizia accumulata ai bordi di tante vie, a Roma potremmo scambiare per virtù il vizio descritto da un'espressione: mettere sporco sotto ai tappeti. Questa volta però sotto ai tappeti nascondiamo gioielli. Si tratta di un caso da manuale sulle potenzialità di sviluppo che Roma e l'Italia hanno e, almeno per ora, non vengono adeguatamente sfruttate. Sarebbe bene che il Comune e il ministero dei Beni culturali se ne occupassero non tra le varie ed eventuali. Che uscissero da un distratto torpore per compiere un colpo d'ala, se di ali dispone la capacità delle due istituzioni di progettare e realizzare opere utili alla collettività. Le costruzioni sono state scoperte alla fine del 2017 in vista di lavori per un cavo elettrico dell'Acea. Prima è spuntato un bel pavimento antico. Poi è venuto fuori un abside, non rivolto verso il fiume, che fa pensare a un luogo di culto, ma finora si ignora di quale religione. Più in basso, uno scheletro custodito in un'anfora con funzione di sarcofago. È stato individuato anche altro Di sicuro non tutto. Non è escluso che a essere stato scoperto sia qualcosa in memoria della battaglia di Ponte Milvio, vinta da Costantino contro Massenzio nell'anno 312, o una «domus», una residenza, particolare. La direttrice degli scavi, Marina Piranomonte, è riuscita a esplorare quanto poteva e con la Soprintendenza speciale Archeologia, Belle arti e paesaggio di Roma ha ottenuto che il tratto di pista del ritrovamento sia sottoposto a vincolo diretto archeologico. La città non è povera di meraviglie, tuttavia se a prevalere fosse un'elementare saggezza sarebbe successo questo: sopralluoghi di autorità politiche e istituzionali incuriosite, apertura di un dibattito su come utilizzare al meglio i tesori rinvenuti, selezione tra i migliori progetti volti ad attrarre pubblico e studiosi da varie parti del mondo. In un posto, si noti, a due passi dal ministero degli Esteri che riceve delegazioni straniere. Nei paraggi di piattaforme di cultura come l'Auditorium e il Maxxi. No. A causa del rischio che il Tevere possa salire nei prossimi mesi al livello dell'area golenale nella quale sono gli scavi, mura e pavimento sono stati ricoperti da tappeti verdi di Tnt, il tessuto non tessuto. Sopra in questi giorni viene messo uno strato di sacchetti di argilla espansa su cui andrà uno ulteriore di teli di Tnt. Più in alto verrà distribuita pozzolana che sarà coperta da una miscela chiamata Duramix. E quei gioielli dell'archeologia non ancora studiati a sufficienza? E la possibilità di farne parlare giornali e tv di mezzo mondo per preparare il successo di una nuova struttura da far visitare a chi vuole conoscere il passato di Roma e di una civiltà? Sottoterra. Sepolti. Per adesso si copre, secondo una prassi con tanti precedenti. Soltanto più avanti si capirà se, con quali fondi e a che scopo si tornerà a scavare. È vero che rendere visitabile il luogo non è facilitato dalla vicinanza con il Tevere, la quale richiederebbe il ricorso a protezioni dall'acqua delle piene. È vero che secondo gli archeologi altri ruderi possono essere sotto il Lungotevere, strada utile alla città. È vero che in mezzo alle rovine passa un collettore di fogna e un altro è in zona e dunque l'impresa richiede investimenti. Ma proprio qui è il punto. A che cosa serve la politica, la buona politica? Dov'è? Siamo rimasti arretrati come lo si era alcune decine di anni fa, quando scavando per uno dei collettori è improbabile che tracce di costruzioni antiche non fossero state notate e si fece probabilmente finta di niente? Siamo o non siamo nella capitale di un Paese del G7, uno dei più sviluppati del mondo, che dalla cultura deve ricavare consapevolezza di sé e opportunità di lavoro dirette e indotte? Né la sindaca né autorità di governo presenti o passate sembra siano stati a visitare gli scavi da riseppellire. Un sussulto di dignità ci risparmi che sepolta risulti anche un'occasione di rilancio per Roma. Si chieda consiglio a tutti i Renzo Piano del creato, ai migliori progettisti su come si valorizzano siti archeologici. Ma due cose non si seppelliscano: l'uso dell'ingegno e quel che resta (per meriti antichi) del prestigio internazionale della città.