Caro direttore, pochi giorni fa ho visitato il Cimitero acattolico di Capri, avendo ricevuto una lettera del professore Dieter Richter, presidente del relativo Comitato civico e autore del libro Il Giardino della Memoria , che esprimeva la sua massima preoccupazione in merito ai lavori di ristrutturazione del cimitero stesso. Da membro del consiglio della Chiesa evangelica luterana a Napoli e da regista di documentari ho pensato di fare un sopralluogo sul posto. Entrando nel Cimitero ci si immerge nell'ombra verde-scura dei cipressi, che ondeggiano con i loro rami folti per i viali tra le tombe. Il Cimitero acattolico di Capri è un luogo senza tempo, che rinchiude il vecchio spirito dell'isola, che ormai sembra ritiratosi definitivamente per dare spazio al regno del nulla e del commercio. Perciò, particolarmente oggi, il Cimitero acattolico di Capri ha un significato irrinunciabile, lì vi sono sotterrati i fondatori spirituali e intellettuali di una Capri anticonformista, colta e cosmopolita, che è diventata famosa in tutto il mondo anche grazie a loro. Per questo i lavori al cimitero acattolico costituiscono un necessario e degno atto di riconoscenza. Fra le tombe preziose è parcheggiata una betoniera, una croce è utilizzata da base per un nastro segnaletico, travi da cantiere sono ammassati fra le tombe. Un modo degno per gestire un cantiere di un luogo che esprime storia, cultura e spiritualità in tutti i suoi angoli? Nella sua lettera il professore Richter descrive una serie di manomissioni e veri e propri sconvolgimenti di diverse tombe, sostiene che i lavori siano stati eseguiti «in maniera tutt'altro che professionale senza rispettare minimamente caratteristiche e peculiarità del sito: con tombe letteralmente sommerse da materiali edili, con croci rotte, con lapidi, come quella famosa del ministro finlandese Harri Holma rotta in due pezzi oppure quella che riproduce una poesia originale di Rainer Maria Rilke sulla tomba della baronessa Gudrun von Uexküll, completamente frantumata con danni irreversibili». Un giorno dopo l'invio della lettera il cantiere era abbastanza ripulito. Chiedo dunque di incontrare al Comune di Capri l'architetto Massimo Esposito il quale subito dimostra di essere offeso dall'attacco soprattutto rivolto alla sua professionalità. Mi dice che già venti anni fa aveva eseguito i lavori di un'altra parte del Cimitero acattolico. L'assessore responsabile Roberto Bozzaotre conferma la legittimità dei criteri dell'affidamento, in particolare sottolinea: «La ditta affidataria dell'appalto poteva eseguire questo tipo di lavori, già in precedenza svolti per circostanze simili». In merito commenta il professore Richter: «Non è sufficiente che la ditta affidataria dei lavori sia in grado di "mescolare cemento" ma, vista la peculiarità e fragilità del bene, sarebbe stato quanto meno opportuno il coinvolgimento di esperti provenienti dal settore scientifico o con esperienza specifica nel settore del restauro. Per esempio, la ri-composizione di una lapida rotta si può riparare con un po' di cemento, ma ciò non è sufficiente per rispettare le logiche della tutela e del restauro di beni culturali. È necessario in tal senso incaricare la sovrintendenza di Napoli con il coinvolgimento, magari, di un'equipe di restauratori, in grado di ricomporre con tecniche specifiche i vari frammenti, conservandone la loro testimonianza di civiltà». Purtroppo fino ad oggi la sovrintendenza non ha svolto alcun sopralluogo per verificare se i lavori di restauro delle lapidi frantumate siano stati eseguiti secondo i giusti criteri della tutela dei beni culturali. Ora pare sia previsto in settimana il collaudo finale. Intanto ho trovato la famosa lapide delle baronessa Uexküll, con la poesia di Rilke, ricomposta ma con le «ferite» della rottura ben visibili. Le fenditure nella maiolica dell'ambasciatore finlandese Holma erano evidenti anche se non indicate nell'inventario originale dei lavori da eseguire. Ma quando è avvenuto il danno? Un bene comune come il Cimitero acattolico di Capri per la sua storia, per le sue testimonianze culturali e spirituali, merita un'attenzione particolare, è un patrimonio dell'umanità e come tale va salvaguardato, anche e soprattutto per le generazioni future.