Chi è stato al British Museum ha visto grosso modo la metà di sculture e bassorilievi che costituivano l'unico meraviglioso irripetibile e gigantesco (160 metri) fregio del Partenone di Atene. Ma «metà» non va inteso in senso della lunghezza. E cioè a Londra non sono esposte figure intere, ma sezioni di figure, in genere la testa e il busto. L'altra metà è rimasta a casa, quella - si fa per dire - meno nobile: le gambe dei personaggi e gli zoccoli dei cavalli. E non poteva non essere così visto che ciò che è arrivato a Londra è frutto di un «furto» o di un «salvataggio» (dipende sempre dai punti di vista) di cui ora la Grecia chiede solennemente la restituzione con una lettera al premier Tony Blair. Tra un anno ci saranno le «storiche» Olimpiadi ad Atene: si potrà, per la prima volta, rivedere tutto insieme quel che resta del Partenone? Per provocazione ieri mattina nella sede dell'Unesco, qui a Parigi, la delegazione greca ha organizzato una mostra, la ricostruzione «virtuale» del fregio del Partenone. Grandi pannelli che uniscono le figure sezionate da Lord Elgin all'inizio dell 800, ma evidenziano il taglio assassino. Per esempio: due cavalli e due guerrieri, teste e busto sono a Londra; piedi e gambe ad Atene. Marianna Vardinoyannis, ambasciatrice «de bonne volonté» (come dire volontaria) greca all'Unesco ha chiesto un sostegno alla richiesta di Atene. Il sostegno, ha detto il direttore generale dell'Unesco Koichiro Matsuura, sarà appunto di «buona volontà», non può essere di più. La questione è vecchissima e anche delicata. Londra non ha mai sostanzialmente risposto ad Atene. O meglio le responsabilità sono state rimpallate tra il British Museum e il governo. Alla fine nessuno ha detto un no definitivo, ma nessuno ha nemmeno fatto intravedere la possibilità di un sì. I greci, che ci tengono moltissimo, hanno fatto la nuova proposta di un «prestito a lunga scadenza». Si vedrà. Chiaro che Londra, al di là della buona - eventuale - volontà, teme che il Partenone diventi un rischiosissimo precedente: se si apre la strada alla restituzione ai paesi di origine delle opere esposte, musei come il British o anche il Louvre rischierebbero storia e natura. Infatti, ci spiega Francesco Bandarin, direttore del patrimonio mondiale Unesco, sembra una questione tra greci e inglesi, ma così non è: «Intorno al Partenone si gioca la sfida di un vero dibattito sull'arte antica. Ci sono elementi a favore della restituzione e elementi contro. Io credo che si debba rispettare la civiltà che ha prodotto quei monumenti, ma rispettare anche la storia». Gli inglesi hanno «rubato» e sezionato i fregi del Partenone, ma l'hanno anche salvato, ne hanno diffuso la conoscenza, l'esposizione al British ha indotto una grande simpatia anche politica verso la Grecia tant'è che anche grazie al governo di Sua Maestà Atene riconquistò l'indipendenza. Questione complicata, ma nell'anno delle Olimpiadi un po' di sportività non farebbe male.