E bravo Luca. Luca Borsoni, intendo, presidente dei giovani industriali che ai primi di luglio ha dedicato l'assemblea degli junior di Confindustria al tema della cultura. E lo ha fatto con uno slogan che dice «dal lavoro come cultura alla cultura del lavoro». Luca non lo sa, ma quello è il titolo di un documento inedito in cui viene ricercata la risposta per una «idea» esclusiva per la città di Brescia. Il risultato sta nella scelta della cultura come strumento di crescita civile, ma anche economica della città che, in questa dimensione ne fa una capitale di servizi per il territorio di una provincia grande e di un'area metropolitana che racchiude la Lombardia orientale. Naturalmente il primo riferimento è alla vocazione universitaria da implementare e soprattutto da integrare con la città, dal campus alla ospitalità residenziale in complemento con l'ospitalità turistica. E poi i servizi alla persona, a cominciare da quelli ospedalieri con innovazioni inventive sul tema degli anziani che una città come Brescia potrebbe affrontare con modelli avanzati e sperimentali. E poi la mobilità, il verde e il disinquinamento anche come tema di ricerca e di studio e di startup gestionali. Infine un forte investimento nel settore delle «culture», a cominciare dai beni monumentali, Santa Giulia, Castello e Crociera di S.Luca, fino allo spettacolo dal vivo, musica, teatro e al coordinamento dei musei. In questo segmento emerge come idea vincente per il futuro, la scelta di fare della città di Brescia l'esclusiva sede di musei del lavoro. Caposaldo il Musil, ma in dimensione ambiziosa, con mille addendi esterni (dal museo Mille Miglia a quello del ferro di S.Bartolomeo), e con raffinati allestimenti interni. A cominciare dalla didattica che può raccogliere da sola decine di migliaia di visitatori all'anno. Vi sono almeno tre grandi esempi in Europa, ma in Italia solo Brescia potrebbe affrontare la musealità di questo settore e farne l'esclusiva nazionale. La «cultura del lavoro», dovrebbe animare, con risorse pubbliche, ma anche molte private le intelligenze creative della città. Fra l'altro perfino nella storia delle etnie insediatesi in definiti settori dell'economia bresciana, si può musealizzare il futuro della cultura del lavoro, aggiornandone continuamente gli spazi di allestimento. E poi invitare le grandi aziende che ancora sono in città, dalla OM alla A2A, all'allestimento di musei aziendali, di storie illustrate del lavoro dentro la storia di Brescia.Un colossale salto senza concorrenti e che farebbe di Brescia un unicum vincente nella cultura italiana.