Era nascosto tra le pagine di un libro del 1600 ed è stato scoperto durante il lavoro di restauro del volume, appartenente alla biblioteca dell'Università di Pavia: lo spartito «Uno tra i più antichi mai studiati», dicono ora gli esperti risale al 1100. Pavia. Tra le pagine di un manoscritto del 1600, una restauratrice libraria della biblioteca universitaria di Pavia ritrova un prezioso antifonario risalente al 1100. Una scoperta unica per questa pergamena antesignana dello spartito musicale, in cui erano stati trascritti i canti domenicali di Pentecoste e dell'Ascensione, che risulta essere la più antica conosciuta sino ad ora. Alessandra Furlotti stava restaurando minuziosamente tre libri della prima metà del Seicento conservati nel Salone Teresiano dell'ateneo pavese, quando, maneggiando uno di questi, il codice «In Ecclesia Mediolanensi» di Giovanni De Deis, realizzato a Milano nel 1628, si è accorta della presenza di un foglio nella contro coperta del volume. Una pagina integra, ben leggibile su fronte e retro, nonostante fosse stata cosparsa di colla animale per farla aderire meglio al cartone della rilegatura. Impossibile da vedere e impalpabile al tatto: «Durante il lavoro si è verificato il distacco che ha portato alla scoperta sorprendente spiega Antonella Campagna, funzionaria della biblioteca dell'Università di Pavia . Era consuetudine che i legatori utilizzassero come materiale per rinforzare le rilegature, frammenti di risulta di altri testi, ma è rarissimo trovare un salto temporale di ben cinque secoli». La rilegatura del tomo era compromessa, ed era necessario un intervento repentino, così, grazie al progetto Art Bonus del Ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo, e le donazioni di mecenati e benefattori, è stato avviato un sostanzioso lavoro di restauro e risanamento di legature di pregio di trenta opere edite tra il XVI e il XIX secolo di area italiana e austriaca, con copertine rare. Tra queste c'era proprio il codice di Giovanni De Deis da cui è spuntato il prezioso foglio che sta catturando l'attenzione di centinaia di cultori, rimasto lì, in quello scrigno di pagine spesse che ne hanno preservato la bellezza per 400 anni. «Questa scoperta è il frutto di diverse sinergie capaci di utilizzare gli strumenti del presente per ritrovare le parole e, in questo caso, le "note" del passato ha commentato il direttore generale Biblioteche e Istituti culturali del ministero, Paola Passarelli . La pergamena ritrovata è già stata inserita in un passe-partout che ne consente la lettura recto-verso, pronta per essere studiata». Il documento decorato con la raffigurazione di una sorta di animale mitologico dalle fattezze di un serpente con zampe colorate, e diverse iscrizioni, viene maneggiato con guanti bianchi ed estrema cautela dalla restauratrice pavese che lo ha riportato alla luce. É tra i più antichi da poter studiare, come sostenuto da Dominique Gatté esperto musicologo francese, specialista di musica medievale che per primo ha ricevuto la chiamata da Pavia per analizzarlo. Gattè ha confermato la sua appartenenza ad un antifonario, ovvero un breviario liturgico con trascritti musiche e canti eseguiti durante i riti religiosi, composto in Piemonte, verosimilmente nella zona di Novara. La sua datazione intorno al 1100 è avvalorata dallo stesso esperto in quanto solo in epoca arcaica le note erano segnate su un unico rigo e non sul pentagramma o tetragramma. «Il ritrovamento di questo prezioso documento dichiara il ministro Alberto Bonisoli conferma quanto sia importante il lavoro di tutela e di ricerca nei confronti del patrimonio librario del Paese, e la collaborazione con Università e sistema bibliotecario». Ora si cercano musicisti esperti in grado di leggere questi arcaici spartiti, per poter ascoltare melodie quasi millenarie:«Il 22 settembre, in occasione delle Giornate europee del Patrimonio, organizzeremo un seminario dedicato a questa scoperta ha spiegato Antonella Campagna . Nel frattempo, stiamo cercando musicologi che sappiano leggere gli spartiti dell'antifonario e ridiano vita a queste antichissime note».