La zona archeologica di Montagna di marzo tra Barrafranca e Piazza Armerina continua a essere presa di mira dai tombaroli, i quali, addirittura, si sono portati in una zona dove la Soprintendenza stava eseguendo una campagna di scavi. Il soprintendente Salvatore Scuto ha presentato una denunzia circostanziata, con supporto fotografico, alla Procura ennese, ai carabinieri della Compagnia di Piazza Armerina e al Nucleo di tutela del patrimonio di Palermo, firmato dall'architetto Giuseppe Ferrara, dalla dott. Francesca Valbruzzi e dal catalogatore Sandro Amata dove si evidenzia che nella parte sommitale del sito dell'area monumentale di Montagna di Marzo, dove si trova una cavea teatrale e delle strutture di destinazione sacra e funeraria, è stato rinvenuto un'ampia trincea di tre metri per uno, profonda un metro e mezzo, scavata clandestinamente. Sono stati riscontrati dei depositi archeologici che ricoprono le strutture antiche e dove sono stati rinvenuti frammenti di tegole e ceramiche risalenti all'età greco-romana. La Soprintendenza ennese, in quella zona, sta eseguendo una campagna di scavi, avendo già scoperto una cisterna ed un altare circolare. Già alla fine di giugno i funzionari della Soprintendenza ai beni culturali hanno scoperto un altro scavo clandestino, segno evidente che la zona di Montagna di Marzo continua ad essere oggetto d'interesse da parte dei tombaroli, i quali riconoscono che si tratta di una zona dove è possibile reperire dei reperti archeologici di notevole interesse storico. Una maggiore sorveglianza da parte delle forze dell'ordine, tenuto conto della continuità con la quale i tombaroli intervengono, potrebbe essere un ottimo deterrente per evitare ulteriori saccheggi.