Le opere erano state sottratte a Monza. Il ladro si era finto un rabbino interessato a comprarle per 26 milioni Le avevano nascoste in un magazzino nella provincia di Torino. Lontano da occhi indiscreti e ben conservate, probabilmente in attesa di trovare un compratore, un canale di ricettazione per piazzarle al mercato delle opere d'arte rubate. Ma prima di riuscire a monetizzare l'affare sono arrivati i carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale di Monza agli ordini del maggiore Francesco Provenza che hanno recuperato i quadri, evitando che finissero in chissà quali mani. Ora, il compito degli esperti è stabilire l'autenticità dei dipinti, e di conseguenza le loro quotazione sul mercato. Uno, la «Sacra famiglia» di Pieetr Paul Rubens, è stato attribuito con certezza alla bottega del maestro fiammingo del Seicento. E già questo gli conferisce, com'è logico e come assicurano gli investigatori, un grande valore. Ancora da valutare invece l'origine delle «Fanciulle sul prato», forse opera del grande artista francese Pierre Auguste Renoir, uno dei padri fondatori del movimento impressionista nell'Ottocento. La due tavole sono state al centro di un rocambolesco furto commesso nel capoluogo brianzolo ad aprile 2017, per il quale, un mese fa i «Monuments men» dell'Arma hanno effettuato cinque arresti. Da allora, l'inchiesta coordinata dal pm brianzolo Salvatore Bellomo ha fatto ulteriori passi in avanti, con il ritrovamento delle tele, e con l'iscrizione nel registro degli indagati di un altro personaggio, un 30enne austriaco residente in provincia di Milano, accusato di essere colui che materialmente si è impossessato dei quadri per soffiarli a un mercante d'arte titolare di due gallerie, in Sardegna e a Londra in Inghilterra, al culmine di una sceneggiata degna di un film d'altri tempi. Il protagonista assoluto di questa messinscena, come riportano le carte, era il sedicente «diplomatico rabbino» Samuel Abraham Lewy Graham, con «passaporto israeliano». In realtà si trattava di Nenad Jovanovic, croato di Trezzano sul Naviglio, già affidato ai servizi sociali per via dei suoi trascorsi giudiziari. L'uomo, attraverso una serie di mediatori complici, si è messo in contatto con il gallerista dicendosi interessato all'acquisto di «pezzi d'arte e diamanti», e, secondo quanto denunciato, accordandosi per l'acquisto del Rubens e del Renoir per la bellezza di 26 milioni di euro. Fissato l'appuntamento finale presso una villa di Monza che ospita al piano terra gli uffici del consolato albanese (estraneo alla vicenda), il «rabbino», accompagnato da un aiutante che si faceva chiamare David (in realtà l'austriaco 30enne), con la scusa di offrire un caffè al venditore, hanno approfittato di un momento di distrazione per caricare i quadri in macchina e scappare.