Il sindaco di Forza Italia dà il via libera al cemento: calpestato il Piano paesistico dell'isola Palermo - CEMENTO FACILE Lipari, da sempre quiete, placidi ozi, solo guardare il tempo che passa. Aspettare col vento in faccia. Per questo la gente a corto di tempo è sempre venuta qui.Ma il sindaco forzitaliota dell'antica Meligunis, Mariano Bruno, è un uomo insofferente al tran tran isolano, non si accontenta e vuole sempre di più, pensa a un'isola sfavillante, patinata, pronta e confezionata per esser venduta al tour operator di turno. Un uomo insomma che insegue il sindaco un po' visionario di Stromboli, quello che canticchiava la musica di Giù la testa ripreso in Caro Diario da Nanni Moretti. Così Mariano Bruno per la «sua» Lipari ha escogitato addirittura di costruire un aeroporto per far atterrare e decollare gli aerei dei Vip, comodamente e senza sussulti. Vip ma anche meno vip, a patto che siano danarosi. Come MassimoCiancimino, l'ormai famoso rampollo del defunto Don Vito da Corleone - sindaco nella Palermo del sacco edilizio - , che secondo i giudici ha gestito l'immenso e illecito patrimonio del padre, e che all'inizio dell'estate aveva promesso a Bruno che gli avrebbe fatto dono addirittura di un campo di calcio in erba, a dimostrazione di amicizia e di amore per le Eolie. E pazienza anche se l'area dove sorgerà l'aeroporto pensato per i Vip è indicata nel Piano Paesistico vigente come TO1, ossia tutela orientata 1, fra le due vette più alte dell'isola, le due cime di vulcani che hanno di fatto formato l'isola. E se con i lavori di movimento terra si eliminerà un'intera collina, quella di Colle S. Elmo, riempiendo col materiale di risulta i resti di alcuni canyon scavati fra le pendini di monteChirica. Il progetto (il sindaco all'inizio lo spacciava come iniziativa della Protezione Civile ma è stato sbugiardato dall'opposizione locale guidata dal diessino Pino La Greca) è stato presentato da una società privata, l'Aviolipari S.r.l., e fa già parte del Piano regolatore generale. Piano al di fuori delle norme, visto che dovrebbe sottostare al Piano Paesistico apposto in extremis sulle Eolie dall'assessore uscente ai Beni Culturali, esattamente un anno addietro. Ma il sindaco e i suoi amici è già da un po' che premono contro l'intero Piano paesistico e l'attuale assessore regionale ai Beni Culturali Antonio Pagano (Forza Italia) ha già lasciato intendere di essere d'accordo: il Piano Paesistico va rivisto, impedisce lo sviluppo. Così il Piano regolatore potrà venir ripescato come un jolly dal fondo del mazzo e oplà, d'incanto depuratori, strade, gallerie, dighe foranee, alberghi e residence sparsi dappertutto.Già si calcolano i prezzi dei terreni da espropriare. E si contano i soldi. E chissenefrega se l'Unesco torna a minacciare - dopo l'affaire legato alla costruzione di otto nuovi alberghi e 300 nuovi posti letto a Lipari e Vulcano - di depennare le sette sorelle dell'arcipelago delle Eolie dal suo prestigioso elenco di meraviglie da tutelare per il bene dell'umanità. Tanto qui vogliono pure far sparire le spiagge, magari le spostano un po' più in là o le seppelliscono per sempre in un mare di cemento. Un assalto alla diligenza senza tregua, malgrado sui tavoli e negli armadi della Procura della Repubblica di Barcellona Pozzo di Gotto (Messina) ci siano più di 200 inchieste sull'abusivismo edilizio delle Eolie. «Perché - come ha dichiarato il Sostituto procuratore Olindo Canali - il problema è sempre lo stesso. Le Eolie, Lipari in particolare, è come se fossero una repubblica a parte che fa parte di una regione, quella siciliana, che è un'altra repubblica a parte; chi commette gli abusi edilizi è convinto, spesso a ragione, di farla franca, o perché i reati vanno in prescrizione o perché arriverà una sanatoria».