Il consiglio regionale ha approvato la proposta di delibera per ampliare l'area Approvato il piano di riassetto dell'area atteso dal 2002 Il consiglio regionale del Lazio, presieduto da Daniele Leodori (Pd), ha approvato a maggioranza la proposta di deliberazione consiliare riguardante l'approvazione del Piano di riassetto del parco dell'Appia Antica, che interessa i territori di Roma, Marino e Ciampino. Tra i prossimi passi l'ampliamento dell'area di oltre 1500 ettari, includendo il santuario del Divino Amore. Il documento era atteso da ben oltre un decennio: le sue radici sono nel 2002, quando c'era stata una prima deliberazione da parte del consiglio direttivo dell'ente parco. L'accelerazione dell'iter di approvazione è dovuto anche al commissariamento avvenuto con ordinanza del Tar numero 5786 del 2018. Sarà uno strumento di governo che rilancia un territorio unico al mondo per testimonianze storiche, archeologiche e naturali e che ne disegna finalmente un volto unitario, nel segno della tutela archeologica, dello sviluppo sostenibile, della lotta all'abusivismo e al traffico. Esulta per questo il governatore del Lazio Nicola Zingaretti: «È realizzato dopo trent'anni il sogno di Antonio Cederna e di una intera generazione». Il sogno degli intellettuali, degli urbanisti, degli architetti e dei giornalisti che sotto il suo impulso già dalla fine degli anni '50 si erano opposti alla speculazione selvaggia, al cemento e al saccheggio per inseguire un'idea - quella del parco archeologico lungo la Regina Viarum - che risaliva all'epoca napoleonica. Anni di battaglie, poi la nascita nel 1988 del Parco regionale dell'Appia Antica, di cui lo stesso Cederna era stato nominato presidente nel 1993. Oggi si affaccia lungo 16 chilometri, è esteso su 3.500 ettari, di cui oltre l'80 di proprietà privata, tra abitazioni, terreni agricoli, attività commerciali. Un quadro frammentato a cui il Piano darà omogeneità: un «restauro territoriale», lo definisce l'assessore regionale all'Ambiente Enrica Onorati. «Sarebbe stato meglio che l'iter si concludesse secondo quanto scritto dal Codice dei beni culturali - spiega Rita Paris, direttrice del Parco archeologico dell'Appia Antica -. È uno strumento che dovrà necessariamente convivere con il piano territoriale paesistico che è a lui sovraordinato e ha una scala di dettaglio maggiore. Auspico per questo la migliore collaborazione tra le istituzioni, evitando di fare confusione nell'interesse dell'Appia e dei cittadini».