Un tesoretto di 64 abiti e tanti accessori dialogano con opere d'arte, sculture e pitture, della Galleria di Arte Moderna di Palazzo Pitti. È Tracce, lasciarsi guidare dalla moda , secondo capitolo della serie di allestimenti che dallo scorso dicembre ha preso via alla Galleria del costume di Palazzo Pitti e che ieri ha inaugurato con un nuovo percorso espositivo. A cura di Caterina Chiarelli, Simonella Condemi e Tommaso Lagattola questa esposizione ha detto il direttore delle Gallerie degli Uffizi, Eike Schmidt vuole tessere una corrispondenza tra la moda fuori dalle vetrine e i capolavori dell'arte». Tante le creazioni inedite come lo spettacolare abito bianco dal tono madreperlaceo esposto nella seconda sala che Roberto Capucci realizzò, nel 1986, come costume della Vestale per la Norma di Bellini. «Una creazione ha commentato Caterina Chiarelli che pare reinterpretare in chiave originale una sorta di Nascita di Venere fra la schiuma delle onde del mare. Un abito dove ben si apprezza l'indagine sulla materia propria di Capucci che ci siamo divertiti a mettere in dialogo con il dipinto Eterno Idioma dipinto, nel 1899, da Giulio Bargellini». La novità dell'esposizione rispetto alla precedente sta nell'aver puntato molto anche su abiti del pret-à-porter. Così accanto a creazioni di alta sartoria come quelle di Gianfranco Ferré, compare una salopette, una teca con pantaloni sportivi in jeans, e poi le creazioni colorate di Elio Fiorucci o un abito con pappagallo di Roberto Cavalli che dialoga con un olio a tema di Pasquarosa Bertoletti Marcelli. Capi comodi come il completo di Emilio Pucci, camicetta e gonna a palloncino, che fa pensare alle corse in smaglianti automobili scoperte. «Questa scelta ha aggiunto Schmidt dà corpo al titolo della esposizione che rievoca il tema del viaggio e si lega alla praticità della moda. Anche un modo per creare una ideale continuità per chi visita la mostra The Elegance of Speed , fino al 16 settembre nell'Andito degli Angiolini a Palazzo Pitti, che presenta cimeli e foto di auto d'epoca e di gare automobilistiche dal 1934 al 1965, dall'Archivio Foto Locchi». A disporre nelle 14 sale gli abiti la restauratrice e conservatrice Simona Fulceri che si occupa di vestire i manichini ad arte. «Tra i punti di forza di questa esposizione spiega oltre agli splendidi vestiti che arrivano fino ai recenti anni Ottanta, grazie agli incredibili tailleur Chanel e Dior della collezione di Cecilia Matteucci Lavarini c'è la nostra capacità di vestire i manichini in modo da non venire mai meno alle tecniche conservative. Info: www.uffizi.itpalazzo-pittimuseo-della-moda-e-del-costume.