Luigi Del Fante architetto Caro direttore, per campanile «a vela» s'intende: «Una sottile struttura muraria elevata al di sopra della copertura di una chiesa o di un palazzo ed aperta mediante una o più luci, dove sono ospitate piccole campane, mosse per mezzo di una fune; generalmente questa struttura, di dimensioni modeste, può essere sormontata da timpano e frontone, ed inoltre, a partire dal Rinascimento, può essere raccordata al corpo dell'edificio principale con volute lungo i fianchi laterali e altri elementi di decoro» (fonte Wikipedia) . Ed ancora: «Setto murario, eretto in prosecuzione di una struttura muraria della chiesa, traforato da archi in cui sono collocate campane» (da BeWeB - Beni Ecclesiastici in web CEI - Ufficio Nazionale per i beni culturali ecclesiastici e l'edilizia di culto) . Si tratta sì di un «campanile», ma proprio per la sua denominazione «a vela», è collocato come se lo fosse realmente, pronto a tendersi e protendersi al soffio del vento, quasi spiccandosi, innalzandosi al di sopra della struttura d'ambito della chiesa, attraverso «una sottile struttura muraria elevata (...) raccordata al corpo dell'edificio principale», eretta «in prosecuzione» della struttura della chiesa. Ora, nella nostra fattispecie il campanile a vela, unito al tamburo della Cupola della Santissima Annunziata, opera di Leon Battista Alberti, dotato di tre aperture, due lunghe ed una più piccola, dove sono alloggiate altrettante campane, realizzato in muratura intonacata, da sempre era dello stesso colore del predetto tamburo, in modo da farlo apparire come una sua propaggine, unito strettamente, organico, dove l'unico elemento aggraziato e funzionaledecorativo, è costituito dal piccolo ballatoio aggettante, sorretto da cinque mensole leggiadre di pietra serena. Recentemente, nel corso di alcuni interventi di ripristino parziali, tutto il campanile è stato dipinto di un colore grigio scuro, davvero «sordo» ed ingiustificato, che ne spezza lo «slancio». Nel nostro caso, poi, il campanile è rivolto ad Occidente e, dunque, pronto a ricevere tutta la luce del sole fino all'ultimo raggio; e se di colore chiaro, a maggior ragione, s'animerà trascolorando in mille nuances, come un fondale neutro fino al crepuscolo. Non distante, sempre in piazza Santissima Annunziata, esiste un altro piccolo campanile «a vela», svettante sopra lo Spedale degli Innocenti, rivolto anch'esso verso Ovest, e con lo stesso colore chiaro del grassello di calce tipico dell'intonaco brunelleschiano. Del resto basta considerare le variazioni sul tema esistenti di questa tipologia di campanile, sparse per l'Italia, per rendersi facilmente conto che caratteristica, generalmente ricorrente, è l'uniformità materico-cromatica di ciascuno rispetto al corpo di fabbrica dell'edificio da cui si diparte. E poi un'altra considerazione. Se l'intonaco del campanile a vela ha lo stesso colore caldo e luminoso della muratura d'ambito dell'edificio di culto antico, la presenza delle piccole campane di bronzo verde scuro, che dondolano, facendo capolino da un lato e dall'altro, alternativamente, della sottile muratura traforata, sarà sicuramente più visibile e piacevole. L'architettura deve essere leggiadra, nel senso, appunto, di donare a chi la vive una certa quale piacevolezza che fa bene all'anima, compreso quello scampanìo, così ben descritto da Luigi Pirandello nel finale di Uno, nessuno e centomila : «...nella calma del vespro, il suono delle campane. Ma ora quelle campane le odo non più dentro di me, ma fuori, per sé sonare, che forse ne fremono di gioia nella loro cavità ronzante, in un bel cielo azzurro pieno di sole caldo tra lo stridio delle rondini o nel vento nuvoloso, pesanti e così alte sui campanili aerei...».