Los Angeles. C'è una storiella che racconta come si sia formata la popolazione di Los Angeles: immaginate che Dio abbia messo la terra inclinata dalla parte della California e poi l'abbia scossa un po'. Tutti quelli che non avevano radici sono rotolati nella città degli angeli e sono stati accolti. Non per tutti, però, è stato così. Prendiamo il caso degli ischitani dei quali tutto si può dire tranne che non abbiano salde radici nel tufo fumante dell'isola verde. Ma queste, si sa, non dant panem né hanno impedito che generazioni intere facessero un biglietto di sola andata, destinazione Usa. In passato, ma anche oggi. I numeri sono strabilianti: a San Padro, porto di Los Angeles, su una popolazione complessiva di 45 mila abitanti, oltre 36mila sono ischitani. Potete immaginare la festa quando qualche giorno fa è stato firmato un accordo tra il porto di Napoli e quello di Los Angeles. E la regia del Console generale d'Italia Antonio Verde ha scelto come simbolica scenografia della firma una piazza sul mare, a pochi metri dal Museo dell'emigrazione. E i cognomi, dall'una e dall'altra parte del tavolo, suonavano tutti italiani. A rappresentare Napoli c'era il presidente dell'Autorità portuale Pietro Spirito al cui autografo, sotto una benaugurante lenzuolata di protocollo, hanno fatto seguito quelle di Anthony Pirozzi, board of Harbor Commissioners, Joe Buscaino, Los Angeles City Councilman e Antonio Gioiello, deputy executive director, Port of Los Angeles. «Gli ischitani emigrati ha detto Spirito dopo i primi lavori faticosi hanno man mano raggiunto posizioni di prestigio, per questo non mi sorprende averne trovato alcuni in questa sede. Il patto prevede uno scambio di saperi, per così dire: qui in California sono molto avanti con le tecnologie green. Guardiamoci intorno: non c'è una nave che cacci fumo inquinante e questo perché si è stabilito che per i cargo fermi in porto l'energia consumata deve essere esclusivamente elettrica. Dal canto nostro siamo vincenti nei numeri del traffico passeggeri, soprattutto per la crocieristica. Tra gli obiettivi c'è anche quello di un collegamento diretto Napoli-Los Angeles». Le strategie di collaborazione verranno, la spinta identitaria non ha bisogno invece di protocolli. Pirozzi non è certo un cognome di Biella. Anthony, oggi nel board del Porto di Los Angeles, è figlio di quel Pirozzi che circa settant'anni fa lasciò Ischia senza arte né parte. Canuto, commosso è seduto nel pubblico e i canyon delle rughe gli si riempiono di lacrime quando sullo schermo vengono proiettati due filmati dell'Istituto Luce che raccontano le partenze sui «bastimenti». Su uno di quelli salì anche lui: «Avevo fatto due anni di ginnasio, mica ero a digiuno. Ma poi c'era fame di lavoro e venni qui. Mi mantenevo facendo il pescatore: tutti gli emigrati inscatolavano tonno. Lo feci anche io all'inizio. Poi frequentai una scuola per elettrotecnico e, imparato il mestiere, misi su un negozio di elettrodomestici che ho gestito fino a qualche anno fa. All'inizio è stata dura: poi ci siamo messi a posto. E sa qual era la cosa che mi mancava di più?». L'isola? «I risultati del calcio Napoli. Per sapere se la squadra aveva vinto dovevamo aspettare un giornale che veniva da San Francisco e li riportava con ben cinque giorni di ritardo. Così m'inventai un modo per seguire le partite». E come fece? «Da elettrotecnico trafficai un po' con i cavi delle radio e trovai una stazione che li trasmetteva in diretta. La mia idea ebbe tale successo che Gianni Lauro, all'epoca capo della comunità degli ischitani a Los Angeles (morto non molto tempo fa in patria, a 95 anni ndr ), mi concesse un angolo sportivo nel suo programma radiofonico. Fu un successo clamoroso». E se ci fosse un vero e proprio sindaco di questa Little Ischia, dovrebbe avere il volto aperto e sorridente di Carmela Funiciello, attivissima ricercatrice di memorie, divulgatrice di informazioni, tessitrice di relazioni che hanno portato al gemellaggio San Pedro-Ischia. La prima cosa che dice sapendo che veniamo dalla Campania è: «La California e Napoli hanno avuto gli stessi re, non dimentichiamolo: questa storia inizia da lontano». Ed è certo che andrà anche lontano. Nel Museo dell'emigrazione di Los Angeles, dalle foto trasudano fatica le facce degli ischitani e delle ischitane che lavoravano alla Southern California Fish Corp, il primo stabilimento per l'inscatolamento del pesce, fondato nel 1892. E, c'è da sperare che anche Napoli possa finalmente avere un luogo per queste memorie visto che il Museo dell'emigrazione all'Immacolatella Vecchia è stato un progetto tanto bello quanto disatteso. E per un disegno abbandonato, ce n'è uno nuovo che è stato presentato proprio tra gli ischitani di California. «Il Museo del mare e delle migrazioni dice il presidente Spirito parte dal disegno dell'intero waterfront e gli ex Magazzini Generali di Canino saranno la location. È in corso la progettazione definitiva, alla quale deve seguire prima il cambio di destinazione d'uso da parte del Comune di Napoli e poi le conferenze dei servizi per arrivare poi alla parte esecutiva e alla gara per i lavori». In attesa di siffatto auspicabile Museo, su facebook l'Associazione Ischitani nel Mondo ha creato il profilo Pe' terre assaje luntane. Una pagina che raccoglie foto e storie d'epoca. Come quella della Festa del Pescatore, Fisherman's Fiesta che si tenne per la prima volta nel 1938 con tanto di benedizione delle navi, statua della Madonna portata sul pontile, un trono inghirlandato sull'acqua, edicole di cibo e corse di barche addobbate .
Corriere della Sera
17 Luglio 2018
Little Ischia. Al Museo dell'emigrazione firmato il patto tra i porti di Napoli e Los Angeles
NA
Natascia Festa
Corriere della Sera
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