Quello pare fieno. Altissimo, tanto da superare il bimbo col cappellino rosso che si fa strada nuotandoci dentro. E pungente, quando i rovi si insinuano e diventano aggressivi. Ma qui siamo al Circo Massimo. Possibile? Purtroppo sì, è tutto vero. Quella laggiù quella sconfinata distesa di erbacce gialle infestate di plastica e mozziconi è proprio il parco-monumento forse più famoso di Roma, il Circo Massimo, «potato» solo a metà per il concerto di Roger Waters e così, adesso, il paesaggio è ancora più incredibile: di qua, lato Tevere, insomma dove era stato allestito il palco, situazione normale, erbetta sempre color autunno ma comunque corta, vivibile, calpestabile; e invece di là, lato Fao, fasci di fieno mossi dal vento, cespugli di spine e quel bimbo rosso spaesato che, a un certo punto, si incammina e sparisce. È tutta così, Roma. I parchi di periferia, i giardini, gli spartitraffico, le aiuole, i marciapiedi. Tutto infestato da erba ed erbacce che il Comune non è più in grado di tagliare per tanti motivi. I limiti cronici del Servizio giardini, certo: con 200 giardinieri e 44 milioni di metri quadrati di verde 220 mila metri quadrati ciascuno, che assurdità è ovvio ritrovare la città in queste condizioni. E poi anche il pasticcio delle gare pubbliche - le prime dopo il terremoto di Mafia Capitale che proprio nel «verde» aveva concentrato i propri uomini - partite ormai ad aprile 2017 e ancora non aggiudicate: sarebbero due, una per la manutenzione orizzontale e l'altra per la manutenzione verticale, in tutto 9 milioni che però specie dopo i rilievi dell'Autorità anticorruzione sulla composizione delle commissioni giudicatrici aspettano ancora di essere spesi. Così eccola qua, Roma. Inghiottita dall'erba. Non più solo in periferia, dove pure ci sono situazioni terribili e comiche come il parco di Monte Ciocci alla Balduina, una savana che si è mangiata giochi per i bimbi e panchine. Del resto, anche i due bandi sulla fienagione sfalcio coi trattori e poi intervento delle pecore sono andati deserti. Ma, appunto, il problema non è più solo della periferia. San Giovanni, per esempio. I giardini della basilica sono inavvicinabili, almeno senza scarponcini. Ci addentriamo e l'erba sempre i rovi punge, fa male. Anche gli abusivi delle sciarpe si tengono alla larga. «Qua è così da quando è finito il Giubileo raccontano dalla bancarella che, altra stranezza, è piazzata proprio all'ingresso della chiesa : i turisti lo notano». I turisti noteranno, forse, anche lo sfondo verde ma ben poco smagliante del Colosseo: altro fieno, altre cartacce, altri mozziconi. Via del Teatro Marcello: piante rampicanti e cantieri. Poi il Campidoglio, sì anche il Campidoglio, erbaccia proprio all'ingresso principale. E infine piazza Venezia con la sua Lupa: il muso, secco, ricurvo sull'incuria.